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Sei ricette per un campo di capodanno
…ovvero Sasso, visto dalla porta della cucina
Narra la leggenda che esista un libro misterioso, chiamato “Il Quaderno della Cucina di Sasso”, o “il Quaderno delle Ricette”, o semplicemente “Sasso”; un libro viene tramandato di cuoca in cuoca (o cuoco), che contiene i segreti più insondabili della tradizione cambusiera di Sasso. Come ad esempio il motivo per cui la porta della cucina non si può chiudere, o cosa contengano i misteriosi barattoli senza nome della dispensa, o il vero nome del Giapponesino, o la mappa dei passaggi segreti che partono dalla ghiacciaia dietro alla Pieve…
Naturalmente, come ogni leggenda gran parte di ciò che si dice è falso. (ma ne siamo proprio sicuri?). Ma, come ogni leggenda, contiene un fondo di verità. E pare che su quel libro siano scritte alcune ricette dal grande potere magico, capaci di rinvigorire gli animi e stimolare la produzione di gas intestinali. Dopo accurate ricerche, possiamo annunciare il ritrovamento di alcune di queste portentose ricette che ora, seppur con grandi lacune e imprecisioni, siamo lieti di riproporvi…
Tutto incomincia con La Lista, quella che par essere l’occorrente indispensabile per un apprendista cambusiere (grado molto superiore a quello di apprendista stregone, appena inferiore a quello di arcimago…) che voglia cimentarsi nel trascorrere i magici giorni a cavallo tra un anno e l’altro nella cucina di Sasso. Di questa, che pare sia lunga come la quaresima e l’avvento messi insieme, riportiamo solo alcuni brani, per darvi un’idea di cosa si stia parlando:
Per circa quarantadue persone, variabili a seconda del giorno e della notte, della direzione del vento, e della velocità di caduta degli aghi dei pini neri della pineta di Sasso; tra cui sicuramente un prete con la passione per il caffé e i ferri da caminetto, un organista con una doppia vita da regina della notte, un’animatrice che non è cattiva ma solo realista, un’altra dotata di telecamera a ricerca automatica dei disastri, una coppia di gemelle omonime dalla risata sincronizzata, un … [ e qui parte del manoscritto è andato perduto, non si sa se per errore o per pudore N.d.R. ] Chi esegue queste ricette deve necessariamente rispettare queste condizioni, fondamentali nel mestiere di cambusiere: essere un fisico teorico, oppure un quasi ingegnere elettronico con passato da aviatore, oppure portare la barba, i capelli lunghi e una bandana in testa.
Pane … 20 kg . Da ottenere rigorosamente dall’introvabile fornaio (anzi, fornaia, e chi ha orecchie per intendere intenda) di Scurano (e già il nome rievoca le potenti forze oscure che vi dimorano!). Si dice che sia rintracciabile solo durante particolari congiunzioni astrali, e solo digitando il numero magico riportato, ovviamente, nel Libro.
Pan carré e panini al latte … rispettivamente per duecento tartine e sessanta panini
 [ … ]
Tortelli … 12 kg .
Pizza pronta … 8 teglie, che sarebbero da conservare in frigorifero o in freezer, ma dato che non siete ancora capaci di creare spazi extradimensionali nel frigo, e il freezer è occupato dai 12 kg di tortelli, le terrete in dispensa che tanto è alla stessa temperatura di un frigorifero…
 [ … ]
ÂSpinaci, erbette, ed altre erbacce del prato … un sacco del rudo grande, pieno e anche un po’ puzzolente . Le cuocerete a fuoco lento, e scoprirete che tutta quella debordante montagna di foglie si ridurrà ad un misero fondo di poltiglia verdastra, che innaffierete con cascate di burro fuso e valanghe di formaggio, così da far ingrassare ben bene chi crederà di mangiare un sano e leggero piatto di verdura [ … ]
e via dicendo.
Ma passiamo ora al cuore delle nostre rivelazioni, alle segrete ricette della cambusa di Sasso…
Siete appena arrivati a Sasso, avete appena finito di scaricare il vostro potente mezzo di trasporto su cui hanno viaggiato con voi mille euro di cose da mangiare, uno zaino, un bob, un minipimer e un aspirante agronomo col suo sacco a pelo, state cercando di riordinare la cucina che probabilmente è stata recentemente utilizzata da una squadra di pinguini, e non avete voglia di mettere in campo uno di quei piatti che hanno bisogno di sobbollire a fuoco dolcemente moderato per quindici giorni di seguito, quindi quello che fa per voi è…
… La porchetta in salsa di cipolle
Ingredienti:
Porchette made in cucina della parrocchia … pezzi 1
Cipolle … pezzi 1 o 2
Aglio … spicchi 1
Dado da brodo (ovvero il migliore amico del cuoco nonché l’amore segreto del sottoscritto) … dadi 4
Olio, sale, farinaProcedimento:
Dopo essersi affettati un dito nel pulire l’affettatrice, affettare anche la porchetta; tritare le cipolle e l’aglio, e rosolarli in un piccolo tegame antiaderente (sì ho detto proprio piccolo tegame antiaderente: godetevi questi momenti, perché d’ora in poi vedrete solo enormi padelloni di alluminio attaccatutto!), aggiungere i dadi e un po’ d’acqua (anzi vino, così si rallegra un po’ anche l’aria della cucina…) e infine un pizzico di farina che non guasta mai. Cercare di incastrare la lama di un frullatore nel frullatore sbagliato, e dopo aver ricomposto i pezzi nel giusto ordine, frullare il sughetto.
Accendere il forno, decidere la temperatura tirando un dado e pregando che sia quella giusta, e infornare le fette di porchetta cosparse di sughetto.
Servire, illudendosi che alla gente comune piacciano le cipolle …Il primo pasto è passato, tutto sommato senza troppe vittime, i ragazzi ora sono liberi di giocare, correre e ***are felici per i boschi, e voi vedete gli animatori che si prendono qualche attimo di riposo: non sia mai! Che dopo si mettono in testa strane idee… E dunque, ecco che presentate a loro alcuni simpatici amici: l’amico Sacco Di Patate (da 10 kg), l’amico Sacco Del Rudo e gli amici Pelapatate! Così, mentre loro si lanciano entusiasti nella conoscenza di queste nuove figure, voi avete tempo di preparare le ….
… Salsicce alla Birra ,
ovvero la ricetta più veloce del westIngredienti:
Salsicce … 4 kg
Birre fregate all’Alfio … 4
Farina (che, appunto, non guasta mai)Procedimento:
Srotolare la salsiccia, tagliarla e sforacchiarla ben bene. Disporla secondo precisi schemi astrali sulle padellone, accendere i fuochi e farla colorire. Versarci sopra la birra, spolverare di farina e far sfumare. Ta Daa… Finito!E’ l’ultimo dell’anno, siete finora sopravvissuti tutti alla prima notte al freddo e al gelo (e alle russate e ai discorsi nel sonno etc etc), e anzi addirittura i ragazzi (e le torte della Begno) arrivano da ogni dove, e ci si prepara alle Quattro Grandi Imprese, ovvero: I Regalini, Il Cenone, La Veglia e La Festa. Considerando le spropositate quantità di calorie, grassi e alcol che verranno ingerite in tre di queste quattro, urge un pasto decisamente parco, oserei dire anacoretico… Quindi, mentre in un bel pentolone bolle un sano minestrone, è ora di tirar fuori i coltelli, perché si preparno i …
… Bocconcini di Pollo al Limone
Ingredienti:
Petti di pollo … 6 kg
Cipolle … q.b. (che significa “che ca**volaccio ne so io di quante cipolle ci vanno, fa’ un po’ a occhio!!!”)
Aglio … spicchi 4 (rigorosamente interi e bianchi, così che si confondano bene con i pezzi di pollo, per la gioia della Bea)
Limoni … una rete intera
Vino bianco … q.b. (che stavolta significa “metti, metti, che l’acqua fa male e il vino fa cantare!”)
Farina (eridaje…), sale, pepe e olioProcedimento:
Armati di coltelli affilati e santa pazienza, tagliuzzare il pollo a piccoli pezzetti (preferibilmente evitare di aggiungere le dita). Nel frattempo, con le altre due mani (o con l’aiuto di un altro cuoco, se non siete in possesso di quattro mani) spremere i limoni nell’avveniristico spremiagrumi elettronico con accensione a pressione.
Tritare la cipolla, soffriggerla nell’olio insieme agli spicchi d’aglio; farsi aiutare da Polpy a infarinare il pollo e aggiungerlo alla padella con il soffritto, imbiancando di farina la cucina nel frattempo.
Quando il pollo si sarà colorato (il colore giusto è quello degli spicchi d’aglio, che ovviamente vi guarderete bene dal togliere, se vorrete diventare un vero Signore del Male!) aggiungerete vino e succo di limone, poi sale e pepe. Far addensare il tutto, spiluzzicare, servire, e divorare con gusto.Ed ecco che finalmente il Tempo è giunto… Si avvicina la Fine… Si prepara la Prova Decisiva… Insomma tutta questa preparazione psicologica da apocalisse, per annunciare che è il caso di mettersi al lavoro, se volete preparare il cenone di capodanno!
Quindi mettete le pentole sul fuoco, riscaldate i muscoli, allenate le mandibole, perché mentre i cotechini cuociono nel loro grasso e le lenticchie ribollono nella padella, dovete mettere in moto un’efficiente catena di montaggio per la produzione dei…… Tortelli d’Erbetta
Ingredienti:
Tortelli surgelati … 12 kg
Burro … 1,5 kg
Parmigiano Reggano “30 mesi LEC” (ovvero “L’importante E’ Crederci”) … 2 kg, grattugiato con tanta passione da Ale e la Silvia molto contenta di rimanere ore in piedi sulla gamba infortunata
11 volontariProcedimento:
Fate bollire tre pentoloni d’acqua salata.
Il primo volontario butterà i tortelli surgelati nell’acqua.
Il secondo volontario mescolerà delicatamente i tortelli.
Il terzo volontario assaggerà i tortelli che emergono, e chiamerà il quarto volontario quando questi saranno pronti.
Il quarto volontario correrà da una pentola all’altra, nell’impossibile missione di prelevare i tortelli nell’infinitesimo lasso di tempo che corre tra il tortello crudo e il tortello scotto; e li passerà a uno dei volontari numero 5, 6, 7 e 8 sempre ammesso che siano presenti, liberi e attenti a quello che succede.
I volontari 5, 6, 7, 8 avranno il compito di tenere in mano delle ciotole, che ungeranno di burro dal volontario 9, cospargeranno di formarggio dal volontario 10, e riempiranno di uno strato di tortelli dal volontario 4, e poi di nuovo dal numero 9 fino al riempimento della ciotola, al ché correranno dal volontario 11 che toglierà i tortelli dalla ciotola per distribuirli nei piatti, e via a ricominciare il giro!
Se qualche volontario, a fine dell’opera, non è ancora impazzito, è autorizzato a mangiare la sua porzione di tortelli.Tra un tortello e un cotechino, tra i brividi della Pieve e le sudate nella Balera, tra un botto e uno spumante, anche l’ultimo dell’anno è passato, e la mattina è il momento di contare le perdite: tra facce assonnate e gente che proprio non si alza da letto, è necessaria una bella botta di vita, è quindi l’ora di una…
… Carbonara Speciale
Ingredienti:
Pasta … 5 kg
Pancetta a dadini … 2 kg
Panna fresca … 2 L (come se non avessimo mangiato abbastanza pesante … )
Panna da cucina … 1,5 L ( per pura pietà verso la popolazione epatica, visto che ne erano previsti 2,5 L)
Zafferano … 10 buste
Sale e pepeProcedimento:
Cuocere la pasta e rosolare la pancetta, scolare la pasta e la pancetta (sì, avete letto bene, anche la pancetta … Ma d’altronde siete abituati a tali abominevoli quantità di grasso, dopo aver aperto e tagliato dodici cotechini!).
Versare sulla pasta panna e pancetta, spolverare di zafferano e pepe, e mescolare il tutto.
Per evitare una congestione collettiva dei tratti intestinali, si consiglia di abbinare un secondo “hospital style” (insalatina, pomodori e puré evergreen).Infine, i quattro giorni volgono al termine. Già in molti hanno deposto le armi e abbandonato il campo, rimangono solo gli irriducibili ad affrontare le Pulizie Finali. Per affrontare con la giusta forza e il giusto coraggio - nonché con l’onorevole scopo di riciclare gli avanzi, e di perpetrare una tradizione di cui il Nico è stato per anni valoroso araldo - è senza dubbio questo il momento giusto per la …
… Pasta al Forno di Fine Campo
Ingredienti:
Pasta … 5 kg ( ma anche 3 kg sfamerebbero un esercito )
Besciamella … 4 kg
Passata … 9 L ( o anche meno se proprio volete vedere qualche altro colore che non sia il rosso )
Salsiccia … 2 kg
Avanzi ( pasta al sugo, piselli, cose di cui non vorreste mai conoscere la provenienza, etc …)
Cipolla, grana, vino bianco, sale, pepe, olio e … farina ovviamente!Cuocere la pasta in anticipo (in LARGO anticipo!), e bloccarne la cottura sotto l’acqua fredda (a meno che non vi interessi una scultura a forma di pentola).
Togliere la pelle alla salsiccia e sbriciolarla, aggiungerla ad un soffritto di cipolla, versarvi il vino e spolverare di farina.
Rovinare un così buon ragù (ma solo dopo averlo spiluzzicato, ovviamente) mischiandolo in una teglia con la pasta, la passata, la besciamella, insomma con tutti gli altri ingredienti.
Infornare, e cominciare ad aspettare.
E aspettare.
E aspettare.
E aspettare.
Controllare la pasta, e accorgersi che dovete ancora aspettare.
E …
… insomma avete capito.
Alla fine, quando tanto vi arrenderete al fatto che la pasta non sarà mai cotta al punto giusto, sfornare la teglia e darla in pasto ai commensali che dalla fame che gli avrete fatto accumulare la divoreranno qualsiasi sapore abbia.Si conclude così questo piccolo assaggio dei segreti che si possono celare nel mitico Libro della cucina di Sasso.
Ma non temete! Altri campi verranno, e altri segreti verranno svelati… Chi sarà il prossimo audace che si cimenterà nel metterli in pratica?…la risposta alla prossima puntata!
Si ringraziano:
Ricky Nolli, Steve, il DonMa, l’Alfio, il Gio, la Bea, la Mary, la Sissi, la Glo, il Mina, la Mavi, Ale De Luca, la Silvia, il Muzzo, la Gemma, Polpetta, la Laura, Pit, Pix, l’Irene, Voltino, TomTom, le Elise, Luca, la Virgy, la Toli, DeGio, la Chiara e la Chicca, il Trio, Francy Robuschi, il Sorre, Giordy, la Mati, la Leti, l’Emma, Andrea, il Migno, e tutti quelli che a quest’ora tarda a memoria non mi vengono in mente, e non posso nemmeno barare perché non ho il superfluo…!!! -
100 scatti per il 2010
E’ quasi mezzanotte del 29 dicembre 2010, e i miei tentativi di scrivere dei seri ringraziamenti a tutti i protagonisti di questo 2010 stanno andando a quel paese, anche perché non ho intenzione di sprecare preziose ore di sonno prima di partire per quattro giorni tra i fornelli di Sasso.
Quindi vi lascio questo mio duemiladieci con un saluto e 100 assaggi di questi strani, pazzi, imprevedibili, ironici e meravigliosi dodici mesi appena passati. Mesi pieni di… Sfiga, sicuramente! Per un volo cancellato causa eruzione vulcanica, per un CFA rimandato numerose volte causa cuore, per essere andato in cerca di funghi e aver trovato un’allergia alle vespe, per tutta l’acqua delle escursioni di Geologia e Territorio, per un’operazione rimandata causa mononucleosi, e per altre cose che potrebbero fare molto piangere, ma anche molto ridere!
Ma anche mesi pieni di compagni straordinari trovati seguendo Vescovi sotto l’acqua dell’appennino, di amici sparsi per il mondo, del primo volo in aereo e dei tre giorni a Madrid con i miei quattro “fratelli di tana”, dell’Isola di Montecristo e dell’improbabile combriccola che ne ha calcato le spiagge - e le montagne; di tutti i cascinari ma soprattutto dei ragazzi del primo (poi secondo) anno.
Mesi pieni di… fiori! E di voglia di terra, di semplicità, di decrescita. E, finalmente dopo un anno e mezzo, di Dolomiti, anzi di Catinaccio!Un grazie e un abbraccio a tutti i protagonisti, vecchi e nuovi, di quest’anno.
E un arrivederci al prossimo!Luca
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Università
“L’Università è sull’orlo del baratro,
questa riforma è un passo avanti.”Questo che segue è un commento di uno studente universitario (il sottoscritto) che ormai si avvicina ad aggiungere “ex” davanti a “studente universitario”, che deve ringraziare l’università per avergli regalato i migliori anni della propria vita - finora -, insieme ad una pessima opinione sull’università stessa.
Chiariamoci: non rimpiango (quasi) nessuna delle scelte che ho fatto, né quella di scegliere l’università, né quella di passare da Chimica a Scienze Ambientali, né quella di continuare, nonostante tutto, anche con la specialistica (che, dato che non andava più di moda, adesso si chiama magistrale).
Sono quattro anni e un po’ che mi hanno dato moltissimo, un po’ (un pochino, a dir la verità) come nuove conoscenze scientifiche, tanto come apertura mentale, visione d’insieme sul mondo, l’uomo e le due cose insieme, e tantissimo con le persone che ho conosciuto.Ma sono sicuro che l’università avrebbe avuto le potenzialità per fare molto, molto di più, e se non ci sarà un cambio di rotta, nei prossimi anni darà sempre meno a quelli che verranno dopo di noi.
La mia impressione è che in università, da un po’ di tempo (un bel po’, forse) si navighi a vista, senza un minimo di programmazione, e per di più ognuno per la sua strada senza che ci sia un comando forte a dare la direzione. Aggiungeteci che ogni ministro dell’istruzione vuole fare la sua riforma che cambia tutte le carte in tavola, e immaginatevi tutte queste barchette che sono i corsi di laurea, sbattute quà e là dall’imprevedibile vento delle riforme, senza nulla a tenerle insieme.
Per fare un esempio, così è stata gestita la protesta dei ricercatori dall’Università di Parma: dopo che i ricercatori hanno ritirato la loro disponibilità a svolgere attività didattica non prevista dal contratto (ovvero, decine di insegnamenti che tenevano gratis per tenere in piedi la miriade di Corsi di Laurea che abbiamo), il Senato Accademico non ha preso particolari provvedimenti, demandando la questione alle facoltà; le facoltà idem (a parte Ingegneria che, tanta stima per aver avuto semplicemente del buon senso, ha avvisato gli studenti della situazione); i corsi di laurea (almeno il nostro) hanno preferito non prendere nessuna decisione e aspettare l’inizio dell’anno.
Risultato: l’anno è iniziato apparentemente senza anomalie (di 50 matricole, solo 2 conoscevano la situazione, e cioè che alcuni insegnamenti non avevano un docente), ma al momento dell’inizio delle lezioni, dato che in qualche modo gli insegnamenti previsti si dovevano fare, sono state fatte alla bell’e meglio delle pezze, avvalendosi di altri insegnamenti simili, spostando corsi al secondo semestre (cioè, rimandando un problema che ci troveremo ad affrontare adesso), e via dicendo. In conclusione, leggero - ma silenzioso e inesorabile, visto che questo è solo un esempio - peggioramento della qualità didattica per gli studenti, e nessuno o scarso aiuto a diffondere la conoscenza della protesta dei ricercatori.
E la possibilità, per l’università, di beccarsi delle (giuste) denunce da parte degli studenti che si sono iscritti ad un corso e hanno trovato degli insegnamenti diversi da quelli previsti dal manifesto degli studi.
Mea culpa, anche, dato che sono rappresentante degli studenti ed ero in consiglio quando si è discusso di questi temi. Ero - e sono - inesperto (due anni di mandato e nessuno che ti insegna è troppo poco per capire come funziona la quasi-democrazia universitaria), probabilmente avrei dovuto, almeno, dichiarare il mio voto in disaccordo sulle decisioni prese, ma ormai così è andata, ed è il momento della verifica.Adesso ci troviamo con un’università che ancora non sa quanto sarà il Fondo di Finanziamento Ordinario (la maggiore entrata dell’università, erogata dal Ministero) per l’anno 2010; che sa che dovrà chiudere, probabilmente, cinque Corsi di Laurea, ma ancora non sappiamo quali, e con che criteri saranno scelti; una facoltà con troppi pochi professori per garantire tutti i corsi di laurea che ha, ma dalla quale non arrivano indicazioni chiare sulla direzione da prendere, i criteri in base ai quali scegliere cosa tenere e cosa tagliare (e pensare che ha un organo consultivo, il Comitato Paritetico per la Didattica, nel quale alla prima riunione è stato detto “sarebbe bello che ci dicessero cosa deve fare questo comitato”); e per finire corsi di laurea che in fin dei conti sono quelli che devono far funzionare la didattica, e senza indicazioni dai livelli superiori quello che possono fare è puntare a sopravvivere ai pensionamenti dei docenti e l’assenza di nuove assunzioni, pezzando il pezzabile.
Mancando totalmente la programmazione, si fanno giusto le modifiche necessarie ad aprire il corso per l’anno successivo (perché nessun Consiglio di Corso di Laurea, se non forse qualche caso illuminato o disperato, deciderà mai per la chiusura di sé stesso, anche quando ce ne sarebbe bisogno), senza chiedersi se potranno essere mantenute nel tempo o se dovranno essere nuovamente cambiate l’anno successivo.
Questa situazione, anno dopo anno, ha portato a corsi di laurea dalla complicata organizzazione didattica per contenere poco contenuto, spesso ripetuto in insegnamenti diversi, magari poco approfondito perché professori si vedono costretti, per riempire vuoti di docenza, ad insegnare materie che non sono quelle su cui sono specializzati. Ad esempio, alla nostra domanda su quale fosse il contenuto di un insegnamento dal nome vago, da approvare nel manifesto degli studi per l’anno successivo ci è stato risposto “Dobbiamo decidere, ancora non sappiamo quale sarà il programma”.Chiaro che in questa situazione di caos, i “baroni” se ne stanno comodi e indisturbati sulle loro poltrone a fare i loro interessi.
Perciò, sì, avrete ragione se direte che c’è bisogno di una riforma. D’accordissimo! Ma non questa.
Ammetto di non essere stato così virtuso da leggermi il testo in discussione al Parlamento, ma mi sono un po’ informato, e tra quello che ho sentito ci sono cose che mi lasciano indifferente, altre decisamente schifato. In particolare, la modifica del Consiglio di Amministrazione che diminuisce i membri eletti a favore di quelli che possono essere nominati dal Rettore, anche tra privati esterni all’Università. Quindi, di fatto, l’apertura ai privati alla gestione dell’Università, anzi del bilancio, delle risorse e dei beni mobili e immobili delle Università.
Cosa c’è di male? Beh, si tratta della privatizzazione, per ora parziale, dell’Università.
A qualcuno probabilmente potrebbe piacere, a me no. Primo, perché, volontariamente o involontariamente, un’università finanziata o peggio controllata da privati, subirà inevitabilmente un condizionamento (vi immaginate un dipartimento di Scienze Ambientali finanziato dal’ILVA di Taranto, o una facoltà di Lettere controllata da Mediaset?). Secondo, perché essendo in Italia, i privati che entreranno in Consiglio di Amministrazione potrebbero avere ben altri interessi che un buon funzionamento dell’Università: citando l’esempio di un mio prof, perché mai, potrebbe obiettare un potente industiale edile, continuare a far lezione nell’antico e scomodo palazzo dell’università in centro? Vendiamolo, ve lo comprerò io, ed in cambio vi fornisco dei moderni prefabbricati fuori città…Ma forse il Governo cadrà prima che sia approvata questa riforma, e allora se ne riparlerà più avanti.
Da parte mia, credo che si possa migliorare l’unviersità senza stravolgere di nuovo la sua organizzazione, semplicemente ritoccando alcuni aspetti, e dando chiare e precise direttive da tutti gli organi superiori ai livelli inferiori.
Le Università non vanno lasciate da sole! Sia perché hanno bisogno di indicazioni chiare su cui poter fare programmi, sia perché hanno bisogno di essere controllate.Alcuni punti che proporrei:
Concentrare le Università. Sono troppe, in Italia, con troppi Corsi di Laurea. E’ necessario, credo, che il Ministero e le Regioni prendano decisioni chiare su cosa si deve insegnare, e dove. Non vedrei di cattivo occhio anche delle Università regionali, se fatte bene. E’ vero che più studenti si dovrebbero spostare: ma da una parte credo sia necessario un maggiore aiuto economico agli studenti meritevoli, anche per quanto riguarda vitto e alloggio, dall’altra parte penso che sia molto formativo anche il doversi trasferire in un’altra città, imparando ad essere autonomi (e su questo punto mi sento molto indietro rispetto ai miei compagni che non hanno l’università di fianco a casa). Per questo, però non basta tagliare e dire “strigatevela”. Bisogna prendere delle decisioni motivate, dire “questo si tiene, questo no”.Potenziare di molto, e semplificare, gli aiuti economici agli studenti meritevoli, basandosi più sul merito e meno sul reddito. Comprendere in questo l’accesso alla casa e alla mensa (non come Parma dove mangiare in mensa costa più che mangiare al pub). Se questo significa, per mancanza di fondi, restringere il numero degli studenti che l’università può accogliere, non penso sia un dramma: per l’istruzione di tutti i cittadini ci sono le scuole superiori; l’università deve essere, secondo me, un luogo dove chi si impegna possa avere una formazione davvero di alto livello senza dover pesare sulla famiglia, mentre chi non si impegna credo sia meglio vada a lavorare.
Aumentare parecchio i fondi per la ricerca universitaria, per i laboratori, le escursioni didattiche e le attività integrative, che non siano solo degli “assaggi” di laboratorio o peggio lezioni dal nome “laboratorio di …”, ma vere occasioni in cui gli studenti possano imparare a lavorare in luoghi dove si fa vera ricerca. E in questo senso si può già ottenere qualcosa con il primo punto, concentrando in pochi centri i fondi oggi troppo dispersi. Certo secondo me un imput extra sulla ricerca non farebbe male all’Italia…
Aumentare parecchio anche il controllo sulle Università, richiedere che sia svolto effettivamente quanto dichiarato, e rispettate le richieste del Ministero. Chiedere che i fondi siano spesi in modo efficace e trasparente. Migliorare i meccanismi di valutazione delle Università, e dei singoli professori. Ad esempio, non mi sembra logico valutare le Università su quanti studenti immatricolano, o quanti studenti vengono “persi per strada”: mi sembra più logico valutarle in base a quanti si laureano, e con quale preparazione (preparazione non valutata con il voto di laurea, ovviamente…). E dalla ricerca che viene fatta, anche.
Favorire e incentivare la partecipazione degli studenti alla vita democratica dell’Università. Aumentare, anche, la loro voce in capitolo negli organi universitari, dove adesso spesso sono considerati (anche da loro stessi) come “ospiti” non sempre troppo graditi. L’università è di tutti i cittadini, e in particolare degli studenti, cavolo, non solo dei professori che dovrebbero essere lì per svolgere un servizio!
Ok, sono stato un po’ troppo critico e cattivo, mi sa.
Non è tutto così nero, è solo che avevo un po’ di spine sotto la lingua da togliermi.
L’università, in sé, ha un enorme potenziale che va salvaguardato. E’, o dovrebbe essere, il luogo dove tutti, indipendentemente dall’origine e dalla situazione economica, possono tirar fuori il loro valore e prepararsi a diventare pilastri importanti, forse fondamentali della società.
E per fortuna c’è, nonostante tutti i difetti, questa possibilità anche nell’università di oggi.
Ci sono migliaia di studenti di ogni parte d’Italia, anzi del mondo, che si incontrano, si conoscono, studiano insieme, insieme si scambiano idee e sogni sul mondo di domani. Sarà retorico, però penso che se l’Università non ci fosse, non ci sarebbe un altro luogo capace di fare la stessa cosa.Non ci sono solo baroni, ci sono anche professori, ricercatori, dottorandi appassionati e che sanno appassionare, sanno far riflettere. Sanno anche indicare la strada giusta, a volte, e proprio io devo ringraziare davvero alcuni professori per questo.
E’ una ricchezza enorme per il mondo, che qui in Italia stiamo trascurando troppo da parecchio tempo.
Adesso concludo: voglio solo aggiungere che, secondo me, è giusto e doveroso che gli studenti (e non solo loro) protestino. E non lo dico solo perché non condivido questa riforma, ma anche e soprattutto perché una società viva, di gente che pensa e alla quale sta a cuore il bene di tutti, è anche una società dove si protesta: la protesta è anche quella un luogo di confronto, un modo per svegliarsi e svegliare gli altri dal sonno delle coscienze, di sputar fuori i problemi sepolti per chiedere che vengano conosciuti e discussi.
E’ un modo di far sentire che siamo vivi, che non ci limitiamo a sopravvivere nella normalità, ma vogliamo cambiare il mondo! -
C'è un tesoro in ogni dove
People.
Extraordinary treasures.
Tiny but tough beings, books and writers of everyday incredible stories, where you also have a part, even drinking a cup of tea togheter in a november foggy day.And don’t you feel receiving an undeserved honour, when you sit by someone, just a friend, who tried the storm climbing a mountain, or swam in Red Sea, or has been bitten by the sun of the desert, or simply feared for his life, worked for a better world, loved; and now is ‘only’ a person next to you, so close…?
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Mandati
Le ultime note della canzone indugiavano ancora nell’aria calda dell’estate, portate dal vento tra i rami degli alberi sulla cima di quella collina.
La luce del fuoco di bivacco illuminava i volti delle persone strette a cerchio, e sembrava quasi di poter udire i cuori battere, di sentire i pensieri di ognuno mentre si intrecciavano l’uno con l’altro. E più che dal fuoco il calore veniva da dentro, dalla terra, da tutt’intorno, da quel mondo che vibrava di vita e sembrava lontano anni luce da quelle vite da dove erano venuti, e a cui sarebbero tornati l’indomani.
- Le nostre strade qui si separano, fratelli. Forse un giorno ci rivedremo, ma fino a quel momento, non dimenticate quanto vi ho voluto bene.
Le parole attesero a lungo prima di nascere nella gola, come se volessero dilatare il tempo stesso e farlo fermare
- E se non tornassimo? Se restassimo qui, per sempre?
E lui, che li aveva portati lì, che aveva spezzato il pane con loro e benedetto il vino, rispose - Ma proprio per tornare, siete venuti qui. Questo è il compito che voglio affidarvi: che portiate gioia nel mondo. Quell’amore che avete scoperto tra voi, ora donatelo a quelli che incontrerete. So che riuscirete a portare la felicità su tutte le strade che percorrerete.
Alzarono gli occhi verso di lui, increduli e stupefatti - Ma… No, stavolta ti stai sbagliando. Senti, questi giorni sono stati bellissimi. Li porteremo sempre nel nostro cuore, ma… La vita di tutti giorni è un’altra cosa. Come faremo a portare felicità agli altri, se già è difficile conservare un sorriso? Sarà già tanto se la gente che incontreremo ci tirerà una pacca di compassione sulle spalle invece che un pugnale…
Come faremo oltre a tenerci stretto tra i denti un lavoro, la nostra famiglia, ad essere voce di speranza in un mondo che grida di paura? Forse, se fossimo eroi, potremmo riuscirsi, ma sai che non siamo altro che donne e uomini…Li guardò, uno a uno, con un sorriso, quel sorriso dolce e profondissimo di chi vede la lunga strada davanti con tutte le sue difficoltà e tutte le vette meravigliose che attendono, ma sa che non può essere raccontata se non percorrendola.
- Ed è proprio perché non siete eroi, che ci riuscirete.
Perché sapete quanto bisogno c’è di un sorriso, che sorriderete. Perché sapete quanta fatica costa amare una persona, che la farete sentire un tesoro unico. Proprio perché sapete di poter sbagliare, saprete anche perdonare.
Non saprei cosa farmene di persone più geniali, più forti, più sapienti: ho bisogno di voi.
Proprio voi, che abbraccerete il bambino che sta piangendo e gli racconterete le avventure che lo aspettano.
Voi che ascolterete tutte le parole che il vostro fratello non è mai riuscito a dire, fino a che il suo cuore non sarà così leggero da volare.
Voi che così piccoli alzerete la vostra voce a smascherare le bugie più grandi.
Voi che saprete alimentare in ogni persona quel fuoco di gioia che avete scoperto in voi stessi.
Voi che vi amerete dell’amore più semplice del mondo, quello che genera la vita.Le stelle vegliavano in silenzio su quelle colline coperte di ulivi, sul mare all’orizzonte, sulle montagne e su tutte le terre che l’occhio non raggiungeva. E un rumore, come una bassa vibrazione, correva come un brivido lungo la pelle del mondo: il palpito di speranza racchiuso nel cuore di ogni uomo.

“Ascolta il rumore delle onde del mare
ed il canto notturno dei mille pensieri dell’umanità
che riposa dopo il traffico di questo giorno
e di sera s’incanta davanti al tramonto che il sole le dà.Respira, e da un soffio di vento raccogli
il profumo dei fiori che non hanno chiesto che un po’ di umiltà.E se vuoi puoi gridare, e cantare che hai voglia di dare,
e cantare che ancora nascosta può esistere la felicità,
perché la vuoi, perché tu puoi riconquistare un sorriso,
e puoi giocare, e puoi sperare, perché ti ha detto bugie,
ti han raccontato che l’hanno uccisa, che han calpestato la gioia,
perché la gioia, perché la gioia, perché la gioia è con te!E magari fosse un attimo, vivila ti prego,
e magari a denti stretti non farla morire,
anche immersa nel frastuono tu falla sentire:
hai bisogno di gioia come me.” -
Una scatola di colori
Avevo una scatola di colori,
brillanti decisi e vivi
avevo una scatola di colori,
alcuni caldi, alcuni molto freddi.
Non avevo il rosso
per il sangue dei feriti,
non avevo il nero
per il pianto degli orfani,
non avevo il bianco
per il volto dei morti
non avevo il giallo
per le sabbie ardenti.
Ma avevo l’arancio
per la gioia della vita,
e il verde per i germogli e i nidi,
e il celeste per i chiari
cieli splendenti
e il rosa per il sogno e il riposo.
Mi sono seduta e ho dipinto la pace.
Tali Sarek
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Tra le nuvole

Tornato dalle dolomiti, da tre giorni sul rifugio Fronza alle Coronelle, sul Catinaccio.
Non molto da raccontare: nuvole, sole, tramonti, mattine, montagne, turisti, troppi turisti, rocce, marmotte, corvi, una serata giocando a Uno con una coppia di tedeschi, una doccia sotto una cascata per fotografare dei fiori, un piatto di pasta al tonno e zucchine buono anche in un rifugio a 2337 metri, il maialino trentino che è finito anche nei panini…
Ma soprattutto, momenti semplici ma indimenticabili, persone grandi e indimenticabili.
Qualcosa per cui posso dire, davvero, di essere felice. -
VdB Santa Giustina

Le mille curve per arrivare.
Il verde dei boschi di querce, tigli, frassini, aceri, carpini.
Le poiane che volteggiano in alto.
Michele che ti saluta saltandoti in braccio.
I sassolini che ti piovono in testa salendo le scalette di legno che portano alla cima del campanile.
Il profumo del rosmarino di fianco alla porta di casa.
Sgranchirsi i muscoli al caldo del sole del mattino.
Salutare i lupi mentre vengono accolti dai vecchi del paese.
Le notti insonni ad ascoltare i rumori del piano di sopra.
Gli stencil disegnati dall’Elena.
Pietro che ti aiuta a spostare tavoli e panche.
Cantare Mamma del Cielo sotto le stelle.
Il CdA che guida il Branco.
I lupetti che scelgono come attività migliore il torneo di pallascout organizzato dal CdA.
La Sara che impara a suonare la chitarra.
La camomilla insieme al CdA.
Cantare l’Ula Ula.
Trovare la camera in ordine, e un biglietto da parte di due folletti.
Ballare Waka waka su una sedia innaffiando i lupetti con la canna dell’acqua.
Farsi innaffiare dai lupetti.
Le torte in faccia.
Andare a prendere i lupetti dopo le B.A.
Le scenette.
Giuggiolosamente parlando.
Il latte e il miele (scaduto).
Chiedersi come saranno, un giorno, questi lupetti e queste lupette.
Le chiacchierate sul muretto incrostato di muschio e felci.
Chiudere le finestre perché se no entrano le falene.
Acchiappare le falene una ad una.
Diagnosticare la “paurosite” travestiti da sciamani di notte sotto la pioggia.
Farsi rubare il tesoro da sotto il naso.
La condensa della pioggia appena passata illuminata dal sole.
I genitori che giocano a roverino insieme ai figli.
Caricare tutto in macchina e salutare la signora del bar.
Le valli piene di fiori.
Le mille curve per tornare a casa.
Boschi e acque, venti e alberi,
saggezza, forza e cortesia:
il favore della Giungla vi accompagni. -
Tu te lo ricordi, Paolo Borsellino?
“Sono partigiano, perciò odio chi non parteggia, odio l’indifferenza”
(Antonio Gramsci)Oggi sembra sbagliato parlare di politica, anzi sembra proprio sbagliata la politica. Sembra che schierarsi sia una cosa scorretta, disdicevole.
Io penso, invece, che sia giusto, anzi necessario, prendere posizione, dire chiaramente come vediamo noi le cose: perché è così che ci si può confrontare, è così che, se siamo capaci di discutere, anzi, di parlare, possiamo formarci delle vere coscienze politiche, cioè in grado di occuparsi, anzi preoccuparsi del bene, del futuro e del destino di tutti, di quella che è la nostra comunità, gli uomini e le donne con i quali stiamo affrontando le sfide della vita.
E penso che oggi, nell’anniversario della morte di Paolo Borsellino, sia importante riflettere su quello che stiamo facendo, se stiamo seguendo le orme di lui e degli altri che hanno dato la vita, e non solo, per una società migliore, o se piuttosto ci stiamo addormentando nel nostro compito di vegliare sulla giustizia.
E allora, lo voglio dire chiaramente: io penso che, negli ultimi anni, siano stati presi diversi provvedimenti, sotto gli occhi di tutti, chiaramente a favore della mafia, della criminalità organizzata, dell’illegalità perpetrata dai potenti; e nella maggior parte dei casi mi sembra che siano stati proposti e voluti da una precisa parte politica.
Penso al provvedimento che toglie la redistribuzione dei terreni confiscati alla mafia alle associazioni antimafia, per metterli all’asta: facendosì che vengano acquistati da chi, sul territorio, ha maggior potere economico e politico, cioè la mafia stessa.
Penso al limite di età introdotto per la presidenza della Procura Nazionale Antimafia, che ha di fatto tolto a Giancarlo Caselli la possibilità di ricoprire quell’incarico proprio nel momento in cui stava per essere nominato.
Penso alla depenalizzazione del falso in bilancio, al DDL intercettazioni, al disegno di legge (non so se approvato) che limita la possibilità di usare le dichiarazioni dei pentiti.
Non penso di avere la verità in tasca, ma non riesco a vedere un motivo in tutto questo che non sia, appunto, quello di chiudere gli occhi di fronte all’ingiustizia, o peggio di agire volontariamente a favore della mafia.
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La Felicità non è una funzione di stato
Non aspettare
di finire l’università,
di innamorarti,
di trovare lavoro,
di sposarti,
di avere figli,
di vederli sistemati,
di perdere quei 10 chili,
che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina,
la primavera, l’estate,
l’autunno o l’inverno.
Non c’è momento migliore di questo per essere Felice.
La Felicità è un Percorso, non una destinazione!!
[Madre Teresa di Calcutta?]
