This is the flag of the State of Palestine, made in CGI.

La scorsa settimana, finalmente, anche la commissione istituita dalle Nazioni Unite ha riconosciuto il genocidio nei confronti dei palestinesi compiuto da Israele.

Faccio molta fatica a credere che non fosse già evidente agli occhi di tutti, anche di quelli che non lo chiamano così.

Se a qualcuno fosse rimasto il dubbio sulle reali intenzioni di Israele, come può questo dubbio rimanere dopo l’attacco a Doha, in Qatar, contro la delegazione di Hamas ai colloqui di pace? Hamas, che mezzo mondo considera un’organizzazione terroristica, accetta di valutare le condizioni per una tregua e si affida al diritto internazionale inviando una delegazione con i suoi massimi esponenti in un paese neutrale che si offre di ospitare i negoziati, e Israele, che mezzo mondo riconosce come stato alleato, calpesta quello stesso diritto internazionale e lancia un attacco aereo contro il Qatar per cercare di eliminare la delegazione prima che possa discutere gli accordi di pace, uccidendo non solo membri di Hamas ma pure cittadini del Qatar. Ai miei occhi il messaggio che passa è “non ce ne frega niente della pace, vogliamo ripulire tutta la Palestina dai palestinesi, e farli fuori ovunque si trovino nel mondo, passando sopra a chiunque si trovi per scelta o per caso sulla nostra strada”.

Ma la cosa che per me è incompresibile è cosa cavolo stia passando per la testa adesso agli abitanti di Israele. Ma come fanno a sostenere un governo che compie queste azioni? Ma come fanno ad accettare di essere complici di un governo che si macchia di uno dei più grandi crimini contro l’umanità degli ultimi secoli, di un governo che sta smantellando la fiducia del mondo intero nel diritto internazionale, che, agli occhi di molte persone nel resto del mondo, sta associando ad Israele non più l’idea della nazione dei discendenti delle vittime della Shoah ma l’idea della nazione dei carnefici del genocidio palestinese?

Ma come fanno a non capire che decenni di oppressione da parte di Israele nei confronti del popolo palesinese difficilmente avrebbero reso il popolo palestinese come un gregge di miti pecorelle disposte a vivere per sempre senza uno stato, disposte ad accettare che buona parte delle loro attività fossero controllate da uno stato del quale non potevano fare parte e accettare per sempre che le loro terre fossero disponibili per Israele ogni volta che ne avesse avuto bisogno? Come fanno a non capire che la violenza che è scaturita da questa oppressione non si poteva risolvere aumentando il peso dell’oppressione stessa?

La situazione avrebbe dovuto (e dovrebbe) essere risolta dalle Nazioni Unite, che anzi sono nate proprio per risolvere queste controversie. Le Nazioni Unite avrebbero dovuto già da tempo imporre ad Israele il rispetto dei confini della linea Verde e riconoscere lo Stato di Palestina, già molto tempo fa, ma sicuramente dopo che lo avevano affermato con la risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza del 2016.

L’inefficacia dell’azione delle Nazioni Unite dimostra ancora una volta la necessità di cambiarne le regole: come minimo, dovrebbe essere cancellato il concetto di membro permanente del Consiglio di Sicurezza e il relativo potere di veto.

Cosa si può fare ora? Io credo che sia necessario restituire ai palestinesi la terra e la libertà, e riportare i confini alla linea Verde, come la risoluzione ONU ha stabilito. Togliere il blocco navale a Gaza, smantellare le colonie illegali israeliane, riconoscere lo Stato Palestinese e fornire un supporto logistico e militare alla Palestina per la ricostruzione, per impedire nuovi tentativi di invasione da parte di Israele e nuovi atti terroristici verso Israele da parte delle frange più violente dei palestinesi.

Se questo non succederà, se Israele espanderà le sue colonie, caccerà i palestinesi e occuperà stabilmente Gaza o la Cisgiordania, sarà una terribile sconfitta del diritto internazionale, qualunque accordo di pace si raggiunga. Se capiterà questo, il messaggio che passerà al mondo è che, se un popolo non ha la protezione di una grande potenza mondiale, può tranquillamente essere schiacciato, sterminato ed esiliato per ottenere le sue terre.

Ma per evitare questo, per arrivare ad una soluzione, abbiamo bisogno anche dell’aiuto degli abitanti di Israele. Non è pensabile costringere Israele a rispettare la risoluzione ONU con la forza, non contro un esercito che ha disposizione armi nucleari. È necessario che gli abitanti di Israele aprano gli occhi e costringano da dentro il governo a cambiare rotta.

Io non ci credo che vogliano davvero vivere nel mondo verso il quale Israele ci sta portando. Non ci credo che vogliano vivere in un mondo dove se vivi accanto ad un paese più forte puoi essere privato di ogni diritto, compreso quello di aiutare i feriti, puoi essere affamato, bombardato e cacciato anche se non hai mai preso in mano un’arma. Non ci credo che vogliano vivere in un mondo dove un civile potrebbe essere ucciso di punto in bianco perché fa un lavoro che è sgradito a qualche paese a migliaia di chilometri di distanza, come è capitato per gli scienziati del programma nucleare iraniano. O in cui potresti essere ucciso perché nel tuo stesso palazzo abita una persona sgradita ad un paese che non è nemmeno in guerra con il tuo.

Credo che sia necessario, da parte nostra, bloccare qualsiasi scambio economico (e in particolare di armi) con il governo di Israele, e invece sostenere quelle parti della società civile israeliana che si oppongono a questo governo e al genocidio, perché solo con il loro aiuto potremo arrivare ad una pace giusta.