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4 Quarti
“Di questa Caccia/Volo regionale di CdA, cosa ti è piaciuto e cosa non ti è piaciuto?”
“Mi è piaciuto tutto, l’unica cosa che non mi piace è che sia già finita.”

Adesso che ci penso un po’ su, Mirko e quel lupetto di Scandiano hanno ragione da vendere.
Perché che avventura sarebbe, se tutto fosse funzionante alla perfezione, se non ci fosse nessun imprevisto?
La quota esagerata potrebbe essere l’occasione per fare qualche autofinanziamento; dormire in due per letto, alla fine dei conti, se sei bambino è più divertente che scomodo; gli otto turni per i pasti sono stati l’occasione per il tempo libero, per i bans, per il Consiglio; e lo svacco nel tendone aspettando il pullman che ci riportasse alle colonie, e la Messa stretti in ogni pertugio della colonia, sono cose per cui puoi, alla fine, dire “io c’ero…”.Piuttosto, è invecchiando che si diventa noiosi, si perde l’entusiasmo di affrontare le difficoltà, l’ebbrezza dell’imprevisto, si vuole tutto servito, regolato e prevedibile. Forse, se fossimo riusciti noi capi ad affrontare tutto col sorriso e voglia di inventare soluzioni, trasformando le camere in unici grandi materassi collettivi, o trasformando il tempo morto dopo il fuoco in altre canzoni, bans e giochi con i nostri CdA, non ci sarebbero nemmeno stati in verifica quei “non mi è piaciuto” che sono usciti, indipendentemente dalla logistica, dalla pioggia o dalle FS.
Certo, ci sono state tante cose che nell’organizzare un prossimo evento sarà bene curare meglio, come stimare la quota con più anticipo, trasporti e locali adeguati… ma è proprio dagli errori che si impara.

“…Se la pioggia cadrà
e tutto bagnerà,
se la pioggia cadrà
più divertente ancor sarà.
Su leviam, su leviam,
per avere il sol basta ridere…” -
Piànola - Pasqua 09
Gioia che invade l’anima e canta, gioia di avere Te, resurrezione e vita infinita, vita nell’unità….
…vita nell’unità, carica di tutte le difficoltà del vivere insieme, del dover fare la doccia tutti nello stesso spogliatoio, dell’arrabbiarsi se il suo bambino riceve un uovo e il mio no, di “questa è la mia terra e voi ve ne dovete andare”, del dover far la fila per mangiare;
ma anche ricca di gioco, di serate fatte di chitarra e canzoni, di fuochi di bivacco, della difficoltà che si affronta insieme…
…la porteremo al mondo che attende, la porteremo là,
dove si sta spegnendo la vita, vita si accenderà……e anche noi siamo partiti, per dare quel che avevamo - una settimana del nostro tempo - a gente che non conoscevamo, e che ora difficilmente se ne andrà via da qui dentro…
…perché la Tua casa è ancora più grande, grande come sei Tu,
grande come la Terra, nell’universo che vive in Te……qual è la loro casa, adesso?
Forse un po’ quel campo di ottanta tende blu, coi container pieni di giochi e vestiti, con la cucina in un camion e quel grande tendone bianco che è sala da pranzo, stanza TV, spazio bimbi, chiesa, … Con le vie coi nomi in dialetto, con i numeri colorati sulle tende…
Ma spero che i mille dialetti che si incontrano, i profumi della ‘nduia, del salame di Felino, della grappa facciano sentire davvero a quelli di Piànola che c’è una grande casa, fatta da tutti quelli che ora non si scorderanno di quel paesino di fronte al Gran Sasso, una casa che non crollerà con nessun terremoto……continueremo il canto delle tue lodi,
noi con la nostra vita con te……e continueremo a cantare questa Pasqua, coi canti che il coro aveva preparato, e non importa se l’altare è fatto con i rulli avvolgicavo, e il leggio con due pezzi di plexiglass e un po’ di scotch…
Cristo è senza dubbio più vicino qui, alle carrozzelle che avanzano sulla sabbia, agli uomini con le lacrime agli occhi, alle sei chitarre scordate, che in tutte le altre Pasque che ho vissuto……ed ora via a portare l’amore nel mondo, carità,
nelle case, nei campi, nella città,
liberi, a portare l’amore nel mondo, verità,
nelle scuole, in ufficio, dove sarà……ed ora? Ora bisognerà ricominciare, reinventare, rifare una scuola nuova - perché no? - ripartendo dai tre tavoli dove il Carcio spiegava la cellula con un cartellone, e i bimbi venivano mezz’ora prima per fare i problemi…
…rifare lavori nuovi, case nuove, un paese nuovo - e un paese di persone, prima che un paese di case…
…ci riuscirete? Riuscirà il miracolo della Pasqua, di far rinascere la vita dalla morte, qualcosa di bello e grande dal dolore?Qualcuno ha detto, e spesso è vero, “uno stronzo rimane uno stronzo anche dopo il terremoto”.
Ma voglio sperare che sia come dice un libro che parla di gatti e topi, che molti vengono, vedono, si portano a casa qualche ricordino e poi si mettono a rifare le stesse cose di sempre, ma alcuni capiscono, e vedono il mondo come un luogo diverso.E sarà vita nuova,
fuori il mondo chiama anche noi
con il canto delle tue lodi
nella vita con te“Gioia che invade l’anima” è la canzone che il coro di Pianola ha cantato alla fine della Messa di Pasqua il 12 aprile 2009, nel tendone di piazza Pilortera, campo di Pianola (l’Aquila).
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Rotolando verso Sud - Parte II
E’ mattina, una mattina di agosto, piuttosto freddina a dir la verità, in quel campeggio in riva al mar Tirreno. E cinque reduci da una settimana di route sulle dolomiti e una serata di vino e allegria si devono svegliare presto, se vogliono prendere il traghetto delle 8 di mattina che parte da Santo Stefano per l’Isola del Giglio.
E quindi via con la fila per lavarsi, montare in macchina, capire come uscire dal campeggio, arrivare a Santo Stefano e trovare un parcheggio, correre di qua e di là per cercare un bancomat, cercare il posto dove vendono i biglietti, cercare la nave… Oh, beh, tutto con un poco di sana flemma però: siamo o non siamo in vacanza?

E visto che chi va piano va sano e va lontano, quando la nave ha mollato gli ormeggi, noi eravamo seduti sul ponte, in viaggio verso la nostra meta coperta da un simpatico nuvolone nero.

Ma non ci faremo mica spaventare da un po’ di pioggia, no? Macché, siamo in vacanza, e la pioggia può essere al massimo una scusa per fermarsi sotto l’ombrellone di un bar a prendere un caffé…
E comunque le nuvole, alla fine, ci hanno risparmiato: siamo riusciti a fare i bravi turisti che girano per chiese e leggono il giornale a Giglio Porto, fare i bravi scout che arrancano su per un sentiero in mezzo alla macchia…

…scoprire le amenità di Giglio Castello e Giglio Campese…


…imbucarci nella villa vuota di qualche vip e scoprire spiaggette segrete intagliate nelle rocce e spazzate da onde anomale, fare il bagno venendo travolti da onde anomale, bagnare la macchina fotografica a causa delle onde anomale…


…e infine aspettare mezz’ora una corriera, pregare il conducente che ci faccia salire anche senza biglietto, fare i biglietti a metà strada, ritornare infine a Giglio Porto in piena sagra di paese e ripartire sul traghetto. Tutto questo all’asciutto, eccetto quando, mentre scendevamo lungo i sentierini del brullo versante ovest dell’isola, tutta la pioggia contenuta nei nuvoloni ha deciso di cadere a terra nel giro di un minuto, costringendoci a ripararci sotto l’unico albero nel raggio di due chilometri (sì, era un bel parafulmine, ma avevamo deciso che la pioggia era più fastidiosa).
Peccato che, a fine Giornata, la Giorgia si accorga che, probabilmente sotto quell’albero, mentre tiravamo fuori dagli zaini i k-way, doveva esserle caduto il portafoglio, dato che ora non era più addosso a lei… Ora, quante possibilità ci sono di ritrovare, nei due giorni di vacanza rimanenti, un portafogli caduto sotto un albero in mezzo ai campi brulli dell’isola del Giglio?La risposta alla prossima puntata…

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Il testamento di Tito
Diversi anni fa…
Leo -Chiara, senti un po’ questa canzone, cosa dice di voi cristiani!
Chiara -Ma, Leo… Il Testamento di Tito E’ il messaggio di Gesù!!!
P.S. Per la cronaca, ora la Chiara e Leo sono felicemente fidanzati…
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La prima primavera del monte Cassio
La primavera è ufficialmente iniziata con un paio di stupende giornate di sole, ma in pianura i primi fiori sono già sbocciati da un pezzo, così per cogliere il risveglio della vita, questa domenica lo siamo andati a cercare un po’ più in alto: monte Cassio, 1022 m.

Qui, quel pasticcio di roccia che sono le Liguridi, una specie di pasta sfoglia fatta di strati di argilla e arenaria, spezzettata e ammonticchiata alla rinfusa sopra l’ossatura degli Appennini, ha prodotto i Salti del Diavolo, uno strato di roccia un po’ più dura del solito che si è casualmente trovato in posizione verticale, a mo’ di muraglia lungo tutta la val Baganza.
Proprio sopra Cassio, verso la val Taro, si alza dal bosco l’estremità di questa muraglia, la Chiastra di San Benedetto: sulla sua parete sud porta quei lunghi solchi che sarebbero le unghiate che il Diavolo lasciò, dopo essere stato sconfitto - immagino da San Benedetto - e aver attraversato la vallata, saltellando dal dolore, lasciando sotto di sé come segno di quella fuga la lunga fila di guglie di pietra.

Proprio sotto la Chiastra ci siamo imbattuti nell’ingresso di una grossa grotta, orientato giusto in modo che non sia visibile dal sentiero. Che sia una segreta dell’ostello per pellegrini che un tempo sorgeva qui? Che sia la tana di qualche famiglia di cinghiali? Noi non abbiamo ancora indagato.
Ma torniamo al risveglio della primavera.
Gli alberi del bosco sono ancora immersi nel loro sonno invernale: le querce (che non sono riuscito a capire se fossero cerri, o roverelle, o rovere) e i castagni penso dormiranno ancora per un po’, i carpini forse stanno cominciando a preparare i loro fiori…
Solo i noccioli sono carichi di pendagli gialli - sempre che siano noccioli, perché quelli sulla cima erano pieni di nocciole, sotto, mentre lungo i versanti di nocciole non ne ho vista nemmeno una: che se le siano mangiate tutte gli scoiattoli?
Le novità più belle da vedere sono però nel sottobosco: le numerose primule sono state facili da riconoscere…

…meno quei fiorellini viola con larghe foglie a tre lobi, che ora so rappresentano la trinità nella cultura popolare: è appunto l’erba trinità, o anemone fegatella (nel linguaggio scientifico, Hepatica nobilis o Anemone hepatica).

Più oltre, poco prima della vetta, mi trovo tra i piedi un croco che sbuca dalle foglie secche: sarà il primo, o più probabilmente uno degli ultimi? Già la settimana prima i prati del Tugo di Berceto ne erano stracolmi…

Il giro è stato breve, e siamo tornati a casa con poca fatica, una stecca di cioccolato nello stomaco e una galla di quercia in tasca… E io anche con un mezzo sospetto che non mi sarebbe dispiaciuto fare la tesi con Tomaselli, a riconoscere le piante su e giù per la provincia!
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Fa' ciò che vuoi
Non voglio timbrare un cartellino per iniziare e finire le mie giornate.
Non voglio fare la fila tra una vetrata e una sbarra di ferro per nutrirmi di qualcosa.
Non voglio stare ore davanti a uno schermo ripetendo duecento volte la stessa operazione.
Non voglio che il mio tempo vada ad alimentare un modello di società che divora l’uomo insieme al mondo dove abita.Non voglio nemmeno andarmene da solo in Alaska.
Perché, come ricorda Akela, il vero significato di quel film è che la felicità è vera solo se è condivisa.No, voglio vivere questo meraviglioso mondo da uomo, libero, immagine e Figlio di Dio e custode del Creato.
Voglio spendere ogni giorno che Dio vorrà darmi per conoscere, amare e vivere insieme a quelle meravigliose persone che mi ha messo a fianco.
Ci sono certi momenti in cui ti chiedi davvero, e non retoricamente, se il Signore ti concederà di vedere il domani. E in quei momenti ho imparato cosa significa davvero “ogni giorno è un regalo”.
E non ho intenzione di lasciarlo incartato. -
Salti del Diavolo
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Rotolando verso Sud
E’ buffo come quella che potrebbe essere stata la più bella vacanza (in senso stretto) che abbia mai passato sia nata da una proposta della signorina Cannucciari Giorgia dopo l’ennesima serata passata a scannarci sui vantaggi e sull’impossibilità di fare una route in canoa.
Ma buffo o meno, fatto sta che dopo un tempo di preparazione decisamente irrisorio rispetto a quello impiegato da tutto il clan per la route, alle 6:25 di mattina del 9 agosto 2007, in via d’Azeglio a Parma, scattavo questa foto ai miei quattro compagni di viaggio e alla Fusion non ancora del tutto carica di bagagli.
La prima tappa non comportava parecchia strada, in teoria: si trattava di fermarci al primo bar aperto per far colazione. Non so se quel giorno a Parma tutti i bar fossero chiusi, o noi fossimo troppo addormentati, fatto sta che il primo bar aperto era una bettola per camionisti poco schizzinosi in una località indefinita tra Pontetaro e l’A15.
Così rifocillati, siamo ripartiti verso sud, alla volta della Toscana, che ci avrebbe ospitato per la prima parte della nostra vacanza. Due ore dopo, con i crampi per le posizioni assurde a cui eravamo costretti dai bagagli che tenevamo fin sulle ginocchia, ci siamo fermati alla vista del primo mare per sgranchirci le membra.
Le nostre scarse conoscenze geografiche della Toscana ci fecero immediatamente collegare la presenza del mare con la vicinanza della nostra meta. Peccato che quest’ultima, il tombolo della Giannella del monte Argentario, fosse più o meno esattamente dall’altra parte della Toscana. E ora sappiamo che la Toscana è decisamente lunga.
Infine, dopo esserci annoiati con un altro paio d’ore di scorci per i quali un giapponese pagherebbe 37 anni di stipendio, abbiamo avvistato il Veliero (ovvero quello che sarebbe stato il nostro camping), e parcheggiato da bravi italiani in tripla fila davanti all’ingresso, in attesa di ottenere quel rettangolino di carta plasticata che permette il libero passaggio di uomini, cose e mezzi dentro e fuori quella distesa di tende, pini marittimi e casette di legno.
Distesa di ragguardevoli dimensioni, considerato che l’omino-guida ci ha portato alla nostra piazzola in bicicletta, ma per fortuna ci avevano riservato un posto abbastanza vicino ai bagni. Avremmo dovuto scavalcare solo qualche dozzina di tende, invece che qualche centinaio come i più sfortunati.
Essendo una vacanza, nessuno aveva intenzione di fare fatiche non necessarie, aggiungeteci il viaggio, e il fatto che dal camping alla spiaggia ci fosse la distanza che va da un lato all’altro della strada, si può ben capire dove e come abbiamo passato il resto della giornata.
Per la cena, però, decidemmo di concederci un po’ di più di un pasto sul fornello a gas: grazie a un cartellone pubblicitario che diede l’idea, la serata passò sui tavoli della sagra del pesce di Albinia, e dopo un’abbuffata di dimensioni ragguardevoli, e numerosi giri di “non ho mai” (tristemente vinti dal sottoscritto - o persi, a seconda di come uno intenda la vittoria), i cinque amici ora allegri si sono fatti un giretto per il paese, scoprendo un’ironia non comune dalle nostre parti:
Essendo ormai giunta la mezzanotte, e con essa il sonno, vi saluto, lasciando il resto del racconto alla prossima volta che avrò voglia di scrivere!
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Dopo una settimana a Canale d'Agordo
Credo di essere stato molto fortunato ad avere come parroco don Francesco.
E’ vero, sarà peso, fa dei discorsi che quando cerca di essere semplice, gli adulti fanno fatica a seguirlo; ma almeno parla come uno che cerca di spiegarti qualcosa che ha scoperto e di cui è convinto, e non come uno che ti vuole vendere la fede.
Se da metà delle discussioni esco senza averle comprese nemmeno a metà, e se magari mi incavolo perché no, secondo me così è sbagliato; almeno non mi rimane quell’amaro che mi lascia chi fa finta di capire i giovani, che gioca con le parole mettendoti in bocca le sue.
E apprezzo molto l’impressione che mi dà di essere in gita anche e soprattutto per rilassarsi e passare del tempo: molto meglio di uno che sembra un infiltrato che sfrutta momenti divertenti per portare anime dalla sua parte.
E poi, alla fine in macchina non va così forte.
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Sviluppo sostenibile
Una regola dello sviluppo sostenibile stabilisce che un’economia deve risparmiare abbastanza da poter compensare il deprezzamento del capitale fabbricato dall’uomo e del capitale naturale. (Pearce e Atkinson, 1992)
Come?? Cioè, se sfruttiamo l’ambiente fino a danneggiarlo, basta che poi risparmiamo un po’ di soldi per compensare il danno ed è uguale?
Citando il capo Seattle, quando l’ultimo albero sarà abbattuto e l’ultimo fiume prosciugato, ci accorgeremo che il denaro non si può mangiare!!!
La realtà, almeno per quello che i miei 21 anni mi hanno dato di capire, è ben diversa.
L’ambiente - che è molto di più del parco dove andiamo a passeggiare, nonostante anche quella sia una necessità sottovalutata - ogni anno rifornisce il Pianeta con una certa quantità di risorse: prende l’energia dal sole e con questa trasforma e “carica” energeticamente la materia, restituendoci cereali, frutta, verdura, legname, acqua, vento, animali, combustibili fossili (eh sì anche questi sono rinnovabili, nel lunghissimo periodo) eccetera…
Noi, dal Pianeta, preleviamo queste risorse ad alto contenuto energetico, le trasformiamo secondo le nostre necessità, le utilizziamo (liberandone l’energia contenuta), e le restituiamo all’ambiente come materiali a basso contenuto energetico, cioè rifiuti.
Il ciclo si chiude con l’ambiente che degrada i nostri rifiuti, trasformandoli e “caricandoli” energeticamente, fino a farli tornare risorse utili.
E questo funziona perfettamente, finché la quantità di risorse che preleviamo dal pianeta non supera la quantità di risorse che l’ambiente fornisce ogni anno, e la quantità di rifiuti non supera la capacità dell’ambiente di assimilarli.
Il problemi, oggi, sono due: primo, stiamo superando queste quantità, secondo, stiamo danneggiando l’ambiente, che quindi riesce a produrre meno risorse e assimilare meno rifiuti!
Il risultato è che, prelevando più risorse di quelle che vengono rigenerate, le riserve accumulate in miliardi di anni si esauriscono (pensate solo al petrolio, che è una riserva di energia accumulata in centinaia di milioni di anni, e che noi in meno di un secolo già abbiamo dimezzato!); dall’altra parte, generando più rifiuti di quelli che vengono assimilati, questi si accumulano, danneggiando noi e l’ambiente.
E’ vero, riciclare migliora la situazione, ma attenzione: il riciclaggio non è un sostituto dell’ambiente!!!
E questo per la famigerata seconda legge della termodinamica: se possiamo riutilizzare la materia, non siamo capaci, in nessun modo, di riutilizzare l’energia. Ogni passaggio, ogni trasformazione che operiamo sulla materia, perdiamo un po’ di energia. Questo va bene finché il totale dell’energia utilizzata e dispersa non supera l’energia che l’ambiente è capace di fissare dalla luce solare nella materia, oltre andiamo in rosso.
Il riciclaggio dà un po’ di respiro all’ambiente, diminuendo la quantità di rifiuti che deve smaltire, ma un’economia sostenibile deve anche, e soprattutto, preoccuparsi della quantità di risorse che preleva dal Pianeta.
Un modo per limitarle è migliorare l’efficienza di tutti i nostri processi, cioè sprecare meno energia.
L’altro modo è decrescere.
Se sappiamo che la quantità di risorse che l’ambiente ci da è fissa, come pensiamo di potersvilupparci all’infinito??? Se addirittura sappiamo che siamo già in rosso da decenni, e stiamo addirittura esaurendo le riserve, è indispensabile invertire la tendenza dello sviluppo!!!
E di modi ce ne sono tantissimi, senza necessariamente stare peggio. Prima di tutto, ridurre i passaggi che le risorse subiscono per arrivare a noi. Ad ogni passaggio si sprecano risorse ed energia, quindi meno passaggi ci sono meglio è!
Ok, mi fermo perché altrimenti credo che andrei avanti all’infinito…
Alla prossima, e buona decrescita a tutti!



