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Apertura 2009

- Hai-mai, fratelli miei - gridò Mowgli, alzando le braccia al cielo con un singhiozzo. - Io non so più cosa io sia! Non vorrei andarmene, ma ambedue i piedi mi trascinano. Come lascerò queste notti?
- No, guarda su, Fratellino, - ripeté Baloo. - Non c’è da vergognarsi di questa caccia. Quando il miele è mangiato, noi abbandoniamo l’alveare vuoto.
- Quando è mutata la pelle non possiamo rientrarci di nuovo. E’ la Legge - disse Kaa.
- Ascoltami, mio prediletto, - disse Baloo - Qui non c’è né parola né volontà che possa trattenerti. Guarda su! Chi può chieder ragioni al Signore della Giungla? Io t’ho visto giocare fra quei sassolini bianchi, quando tu eri un piccolo ranocchio e Bagheera, che ti riscattò per il prezzo d’un giovane toro ucciso allora, ti vide pure. Noi due soli rimaniamo di quelli che assistettero al tuo Esame; poiché Raksha, la tua madre di tana, è morta come pure tuo padre di tana. I vecchi lupi del Branco sono morti da un pezzo; tu sai dove andò Shere Khan, e Akela morì fra i dholes, dove se non fosse stata la tua sapienza e la tua forza anche il Secondo Branco di Seeonee sarebbe morto. Non ci restano che vecchie ossa. Non è più il Cucciolo d’Uomo che chiede il permesso al Branco, ma il Signore della Giungla che muta la sua strada. Chi può chiedere ragione all’Uomo di quel che fa?
- Ma Bagheera ed il Toro che mi riscattarono, - disse Mowgli - Io non vorrei…
Le sue parole furono interrotte da un ruggito e da uno schianto nella boscaglia di sotto, e Bagheera apparve agile, forte e terribile come sempre.
- Proprio per questo - disse, allungando una zampa gocciolante - non sono venuto. E’ stata una caccia lunga, ma esso giace morto tra i cespugli; un toro di due anni, il Toro che ti riscatta, Fratellino. Tutti i debiti sono pagati adesso. In quanto al resto, la mia parola è quella di Baloo. - E leccò un piede di Mowgli. - Ricordati che Bagheera ti ha amato, - esclamò e balzò via. Ai piedi della collina gridò ancora forte e a lungo: - Buona caccia sulla nuova traccia, o Signore della Giungla! Ricordati che Bagheera ti ha voluto bene.
- Hai udito? - disse Baloo. - Non c’è altro. Va’ ora, ma prima vieni da me, piccolo Ranocchio giudizioso, vieni da me.
- E’ doloroso mutare la pelle, - disse Kaa mentre Mowgli singhiozzava e singhiozzava con la testa sulla spalla dell’orso cieco e le braccia intorno al suo collo, mentre Baloo cercava debolmente di leccargli i piedi.
- Le stelle si fanno più rade, - disse Fratel Bigio, fiutando il vento dell’alba. - Dove faremo la nostra tana oggi? Perché d’ora in poi seguiremo nuove tracce.
Boschi e acque, venti e alberi,
Saggezza, Forza e Cortesia:
il Favore della Giungla vi accompagni.
La penna si posa a scrivere il titolo di nuovo capitolo, sulle ruvide pagine del Libro della Storia.
E se le singole gocce d’inchiostro si spargono e schizzano lungo la traccia delle lettere, che si avvolge su se stessa, si piega, si interrompe e riprende, come un labirinto maya lo si capisce dall’alto.
E questa pagina che si chiude mi piace, mi piace davvero. Mi lascia con due lacrime ai bordi degli occhi.
Prego Lui che sfoglia questo libro, che queste persone non si dimentichino quanto valgono - perché valgono tanto, tantissimo -, e sappiano far fiorire quella storia meravigliosa che stanno scrivendo.
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Un passo in più, insieme

Ha dello straordinario, questo mondo.
Nel modo in cui ti sa stupire, nel modo in cui ti lega agli altri.
C’è un pizzico di divino nel sole di oggi, c’è un pizzico di eternità in certi abbracci.
Ho una voglia immensa di amare questo mondo meraviglioso, e soprattutto queste persone meravigliose.
Sono ricco di tutti i pezzi di cuore che mi sono stati dati, simbolicamente e letteralmente. Sono ricco di tutte le persone che mi hanno voluto bene, e anche di quelle che non l’hanno fatto, credo.
E domani, è una nuova canzone.
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Carbonio di qua, carbonio di là
Sull’effetto serra, le idee non ce le ho molto chiare nemmeno io che studio Scienze Ambientali, quindi immagino che ci siano molti altri messi peggio.
Una cosa, però, penso sia abbastanza chiara a quasi tutti: il protagonista principale di questo “effetto serra” è il carbonio in una sua forma ossidata, comunemente chiamata anidride carbonica, o biossido di carbonio, o semplicemente CO2.
Perché mai? Perché questo simpatico composto ha la capacità di essere perfettamente trasparente alla luce visibile (a meno che non siate fumatori incalliti, non vedete nessun fumo nero di solito uscire dalle vostre bocche…), mentre è discretamente abile nell’assorbire i raggi infrarossi.
Quindi tutta l’energia che il sole manda sulla terra sotto forma di luce visibile, passa indisturbata attraverso l’atmosfera, scaldando la terra.
La terra, così scaldata, comincia ad emettere raggi infrarossi per liberarsi dell’energia di troppo (e meno male, altrimenti non dureremmo a lungo).
Peccato che questi vengano assorbiti dall’anidride carbonica dell’atmosfera, che si scalda anche lei, e ne riemette in tutte le direzioni: un po’ si disperdono nello spazio, un po’ ritornano sulla terra, e ricomincia il giro.
Risultato: che la terra, per riuscire a buttar fuori tanta energia quanto il sole gliene fornisce (e quindi, avere una temperatura costante) deve essere un po’ più calda di quello che le basterebbe se non ci fosse la CO2.La domanda principale, quindi diventa: perché c’è la CO2 nell’atmosfera? O meglio, l’uomo sta modificando questa quantità? E la risposta è tutt’altro che semplice…
Voglio quindi coinvolgere anche chi vorrà leggere, in un breve “tour” lungo le strade che il carbonio percorre attraverso il nostro pianeta.
Cominciamo da tanto, tanto tempo fa, quando ancora la vita era solo una improbabile favola che gli asteroidi mamma raccontavano ai loro figlioletti per farli dormire… Dov’era il carbonio a quei tempi? Nell’aria!
E proprio sotto forma della nostra “amata” CO2, che ai tempi poteva scorrazzare libera e felice senza il timore di essere catturata da qualche pericolosa creatura autotrofa. (oddio, non era proprio tutta nell’atmosfera, ma quella che ci interessa, era lì)
Provate a immaginare… Tutta l’atmosfera, che oggi è fatta quasi esclusivamente da azoto e ossigeno, era tutta (o quasi) anidride carbonica. E oggi, nell’atmosfera, di anidride carbonica ce n’è lo 0,03%.Chi è che, allora, l’ha fatta sparire? E soprattutto, dove ha messo tutto quel carbonio?
Di solito, a scuola, insegnano che la colpa è tutta della fotosintesi: in pratica, che le alghe e le piante, una volta evolutesi, abbiano man mano intrappolato tutta l’anidride carbonica dell’atmosfera, facendone il materiale organico di cui sono formati tutti i viventi.Peccato che così, contando tutto il carbonio presente negli organismi viventi (2 volte quello presente in atmsofera), e tutto quello che era vivente, ma poi è stato seppellito sotto terra, diventando carbone, petrolio o metano, si spiega solo un quinto di tutto il carbonio presente nella crosta.
Tutto il resto dov’è?
Ecco, se non è sopra di noi, se non è dentro di noi (o attorno)… Sarà sotto di noi!Infatti, la maggior parte del carbonio è proprio nelle rocce, nei carbonati: calcari, marmi, dolomite… Eh sì, proprio le montagne più belle del mondo non sono che la punta di un iceberg formato da immensi ammassi di carbonati, sotto i nostri piedi.
Ma allora, tutto quel carbonio, come c’è finito nelle rocce?
Una parte è semplicemente precipitato (in senso chimico, non è che l’aereo su cui viaggiava ha avuto un’avaria): l’anidride carbonica si scioglie volentierissimo in acqua, e lì, se trova un po’ di calcio, o magnesio, o compagnia bella, forma i carbonati, che sono insolubili, e si depositano sul fondo del mare.Ma una gran parte è finita nelle rocce perché ci è stata messa. Non dall’uomo, perché esiste da troppo poco tempo (e forse non sarebbe né abbastanza furbo né abbastanza paziente da farlo), ma piccoli organismi che hanno cambiato la faccia della terra, ma che oggi sono di solito degni di attenzione solo in qualche acquario: i coralli (e altri organismi che ai coralli assomigliano, ma chi non è molto pignolo li può considerare coralli…).
Questi piccolissimi muratori, nei corsi degli anni, anzi secoli, anzi millenni, anzi milioni… Insomma in due o tre miliardi di anni - e ancora oggi, se non li ammazziamo tutti prima - hanno ripulito l’atmosfera dall’anidride carbonica (facendola passare attraverso l’acqua, ben inteso), non per costruirsi i loro corpi (come gli autotrofi, ad esempio alghe e piante), ma bensì per costruirsi la loro casa.
Fanno così: prendono un po’ dell’anidride carbonica sciolta in acqua (che non è proprio sotto forma di CO2, ma per i non chimici non è particolarmente importante), li fanno reagire con calcio o magnesio, e con questi formano carbonati insolubili che si depositano, e formano la casetta per il nostro muratore.Ok, fin qui abbiamo trovato il carbonio, ovunque si nasconda sulla superficie terrestre: un pochettino nell’atmosfera come CO2, un po’ sciolto negli oceani, un po’ forma la materia organica di cui siamo fatti tutti noi esseri viventi, una discreta quantità è sepolto sotto terra come carbone, petrolio e gas (almeno finché non verrà estratto e bruciato dall’uomo), mentre la maggior parte forma le rocce carbonatiche della crosta.
Quel pochettino che ancora gira per l’atmosfera, però, è la parte più importante: non solo perché causa l’effetto serra, ma perché per passare da una parte all’altra, il carbonio passa sempre, o quasi, dall’atmosfera.
Sì. perché nell’atmosfera si muove velocemente (decisamente molto velocemente, rispetto ai tempi geologici con cui si muove quello nelle rocce), e può raggiungere moltissimi posti…
Sicuramente il mare accoglie la CO2 a braccia aperte, soprattutto se fa freddo (la solubilità dei gas, in acqua, è maggiore a temperature basse). E visto che questo, come quasi tutti i processi naturali, è un equilibrio, più CO2 c’è nell’aria, più gli oceani ne assorbono, fungendo un po’ da tampone. Attenzione però, un tampone non troppo efficace: ricordiamo che più CO2 nell’atmosfera significa più effetto serra, quindi più caldo, quindi minore solubilità della CO2 in mare!!!
Secondo, gli organismi viventi autotrofi (senza dubbio le piante, che fin dalla suola materna ti insegnano che sanno “prendere l’anidridide carbonica e trasformarma in ossigeno”, ma anche le alghe,e molti batteri non necessariamente fotosintetici), sono sempre a caccia di CO2, sia nell’aria che nell’acqua (e in questo caso, togliendola dall’acqua, lasciano il posto a nuova CO2 che dall’aria si scioglierà nell’acqua, sempre per il concetto di equilibrio).
Prendono quindi il carbonio sotto forma di CO2, lo riducono (astruso concetto chimico che, in questo caso, significa più o meno che caricano di elettroni - ed energia - il carbonio), e ne fanno materiale organico, cioè mattoni per costruire i loro corpi.
Corpi che poi, attraverso le catene alimentari, diventeranno cibo per altri organismi: una parte del materiale organico verrà riutilizzata per formare il corpo degli organismi predatori (o comunque successivi nella catena alimentare), un’altra parte verrà “bruciata” per tirar fuori quell’energia che gli autotrofi ci avevano messo dentro, restituendo CO2all’atmosfera.
Una piccola parte della materia organica, però, potrebbe non essere completamente sfruttata, ed essere sepolta così com’è: può capitare a un povero scalatore travolto da una valanga e mai più recuperato, o a una foresta di alghe che viene sepolta (sfortunatamente per lei, fortunatamente per i magnati del petrolio) sotto una colossale frana sottomarina. Il risultato è che questa materia organica sepolta, lontana dall’ossigeno (e quindi da un possibile ritorno a CO2), pian piano si trasforma in combustibile fossile: carbone, petrolio, gas.Infine, le rocce carbonatiche vengono erose (eh sì, anche le dolomiti, pioggia dopo pioggia, vengono erose, e probabilmente ben prima del Monte Bianco, di roccia silicea, molto meno solubile dei carbonati), i carbonati entrano in soluzione e vengono trasportati all’oceano.
Qui il carbonio subirà i possibili destini già visti per la CO2 nell’acqua (equilibrio con la CO2 atmosferica, o riduzione da parte degli organismi autotrofi), o riformerà le rocce carbonatiche, per precipitazione abiotica, o con l’aiuto dei coralli e compagnia bella.Insomma, tirando un po’ le somme, se tutto funzionasse a dovere (ovvero, se l’uomo non ci mettesse lo zampino) sembrerebbe che tutti questi spostamenti finiscano in pari, se per l’atmosfera tutte le entrate e le uscite pareggiassero, cioè:
tanta CO2 fissano gli organismi autotrofi, tanta ne consumano i viventi respirando;
tanta CO2 si deposita nelle rocce carbonatiche (o viene depositata dai coralli), tanta se ne libera dall’erosione delle montagne;
per il resto, l’oceano si occupa da far da tampone e bilanciare le eventuali fluttuazioni.Soltanto una piccola parte di carbonio, era dopo era, viene immagazzinato nella materia organica sepolta, sotto forma di combustibili fossili.
Ora mettiamoci l’uomo.
Diventato intelligente (ne siamo poi così sicuri?), decide che non gli basta quel po’ di carbonio che suo nonno scimpanzé otteneva mangiando banane, scopre che bruciando nel fuoco quegli evoluti autotrofi fotosintetici che sono le piante può fare un sacco di cose interessanti, e comincia ad andare in giro e accaparrarsi tutto il legno che trova. Risultato: meno piante, quindi meno produzione primaria (fissazione di carbonio, e immagazzinamento di energia per gli stadi successivi della catena alimentare), quindi meno animali emeno legno, quindi meno cibo e meno risorse, quindi guerre per accaparrarsi quel che rimane.
Finché l’uomo ha basato il suo approvvigionamento energetico sulla catena alimentare (caccia, allevamento, agricoltura, silvicoltura), però, ha dovuto sempre sottostare alle sue leggi, al suo equilibrio: il cibo è quello che è, quindi se ne consumi troppo viene la carestia, un po’ di uomini muoiono, e si può ricominciare. La CO2 non cambia di molto, quella che viene emessa dalla respirazione degli organismi viventi è la stessa che qualche anno prima - o decine di anni prima - era stata fissata dagli autotrofi, e i conti tornano.
Peccato che poi, ben prima di comprendere tutti questi delicati equilibri, qualcuno ha deciso di scavare per terra e ha trovato quella polverosa pietra nera che brucia tanto bene. Ancora peggio quando qualche beduino ha fatto un buco nel terreno alla ricerca di acqua e ha scoperto di galleggiare su un mare di petrolio (non è andata proprio così, ma fa lo stesso).
L’umanità, esaltata da questa fonte di energia così “pronta all’uso”, senza bisogno di disboscare migliaia di ettari di bosco togliendo il pane ai propri figli, si è buttata a capofitto nell’impresa del “grande rogo dei combustibili fossili” (in realtà, non ha nemmeno evitato di disboscare migliaia di ettari di bosco…).
Molti si chiedono come mai, nell’ultimo secolo, l’umanità si sia evoluta così tanto.
Considerato che sta bruciando l’energia dei combustibili fossili in un decimilionesimo del miliardo di anni che è stato impiegato ad immagazzinarla (ok, i conti sono un po’ spannometrici, ma rendono l’idea), mi stupisco che ci siamo evoluti così poco.Aggiungiamo un importante fatto: bruciando i combustibili fossili, reimmettiamo nell’aria, nel giro di pochi anni, un’enorme quantità di anidride carbonica che era stata sequestrata nel corso di milioni di anni: hai voglia te, ad aspettare che gli autotrofi riescano a rifissare tutto quel carbonio!!!
Così, non ci sarebbe da stupirsi se l’aumento di CO2 che si registra in questi anni (e quindi l’effetto serra) si dimostrasse dovuto all’uomo, o meglio, alla sua mania di bruciare combustibili fossili.
Dico se si dimostrasse, perché purtroppo la scienza è ancora indietro nel calcolare precisamente i flussi di carbonio, e in particolare l’effetto tampone dell’oceano. Senza dubbio l’anidride carbonica nell’atmosfera sta aumentando, che questo però sia dovuto in massima parte all’uomo, è ancora da dimostrare mi sa. Certo, le premesse ci sarebbero tutte…E sì che la soluzione non sarebbe tanto difficile: non c’è nemmeno bisogno di costruire costosi pannelli solari, quando abbiamo già le piante che sono un sistema di immagazzinamento dell’energia assolutamente autonomo e a basso costo.
Basterebbe ricavare energia bruciando legna tagliata dal bosco (bruciandola con le nuove tecnologie, così inquina meno), e fare in modo da tagliare allo stesso ritmo con cui la foresta cresce: il bilancio di CO2 sarebbe in pari, e in più avremmo bellissime foreste ben curate.
Certo, probabilmente potremmo permetterci di consumare meno energia di quella che i paesi svilupati consumano oggi.
Ma non penso che questo sarebbe, poi, un gran male…P.S. Questo articolo non ha le pretese di essere scientificamente corretto… Ma se avete notato dei grossi errori, avvertitemi!
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Vigolone (Calestano) - 24 settembre

Ho il sospetto che ad andare per funghi, con il naso sempre verso terra, ci siamo persi qualcosa di quei posti.
Forse, come dice la Sofia, è più bello prendere la cosa sul naturalistico, e non interessarsi solo a quello che si potrebbe mangiare.Sicuramente ci siamo persi i panorami, eccetto quel breve, magnifico scorcio delle pareti a picco sul Baganza camminando su un costone bianco di roccia.
Poi, solo ora mi rendo conto di aver attraversato, così vicini tra loro, un bosco di pini, senza dubbio tutti piantati, il secco bosco di carpini che fa tanto appennino - ma fa pochi funghi -, un angolo di fredda e umida faggeta, e un querceto come non ne vedevo da un bel po’.Anche se, alla fine, resto sempre e comunque del parere che la cosa più bella di andare in giro, sono i compagni di strada.

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Monte Matto - 11 settembre 2009

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Il mio Dio

Il mio Dio non è forte,
perché non ha bisogno della forza.
Il mio Dio non è tremendo,
per non far paura ai bimbi.
Il mio Dio non impone leggi,
insegna la strada per giungere a Lui.
Il mio Dio non è geloso di altri dei,
perché è l’unico.
Il mio Dio non chiede sacrifici e non sparge dolore,
non odia i nemici e non vuole le guerre;
il mio Dio non giudica e non punisce i malvagi,
ma tiene aperta la porta per chi viene a Lui.
Il mio Dio non pretende di essere Verità per l’uomo,
lo chiede gentilmente bussando al mio cuore.
Il mio Dio mi ama:
non ha esaudito tutti i miei desideri,
perché io possa ancora sognare;
non ha soddisfatto ogni mia richiesta,
perché io capisca il senso di un dono;
non ha creato un universo senza dolore,
senza lotte, senza problemi,
ma si è fatto uomo come me
perché mi ama,
e vuole vivere insieme a me
e insieme a me affrontare la sfida della vita.Il mio Dio è il Dio dei bimbi
il Dio dei pastori, e delle loro pecore,
il Dio dei pescatori, e il Dio dell’acqua,
il Dio dell’erba e il Dio del vento, della pioggia e del sorriso,
il Dio delle sere intorno al fuoco,
il Dio degli scarponi sul sentiero,
il Dio dei poveri e dei malati,
il Dio delle chitarre e dei tamburi,
il Dio dei colori e il Dio degli abbracci,
il Dio che sta sulle croci solitarie delle cime
e nelle dimenticate maestà nei boschi
nelle parole di mille canzoni
e soprattutto nel cuore dei suoi figli.
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Campionatori
Svegliarsi alle sei del mattino, passare una giornata al sole e al vento, in mezzo ai sassi del Taro, stando seduti su una corda metrica o andando avanti e indietro per il fiume con un’asta di cinque metri, tornando a casa quando va bene alle sei, quando va male alle nove…
Non ci guadagniamo (se non un gelato offerto dalla Sara..!), non otteniamo una promozione, a dir la verità, a noi, non servono nemmeno quei dati.
Perché lo facciamo?

Perché siamo una squadra di campionatori fortissima!!
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Lo specchio
Esiste un solo tipo di specchio in grado di riflettere l’anima: gli occhi.
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Ama!

- Tipico, tipico di voi “buoni”. Oh sì, prima, forse, potevo anche capirlo, ci si poteva guadagnare qualcosa, ma adesso? Non ti accorgi che tutto questo cosiddetto “amore” non ti gioverà più a nulla?
- …magari non mi interessa… -
- Non ti interessa?? E bravo coglione. Così poi ti troverai un giorno senza niente. Che cosa ti rimane? Di soldi, neanche a parlarne, con questa idea tua e dei tuoi amici di mettere tutto in comune, sai già nelle mani di chi sono finiti. Di gloria nemmeno, te l’avevano anche offerta, l’hai rifiutata. Di onore, l’hai buttato nel cesso con le compagnie che frequenti. Cos’altro dilapiderai, per questo tuo “amore”? La vita?
- …perché no?
- …
Non ho parole.
E poi? Una volta che sarai morto e sepolto, dimmi, come cavolo potrai godere di questo “amore”??- Loro. Loro ne godranno. Non l’hai ancora capito? Non lo sto facendo per me. L’importante è che loro siano amati.
A me, poi, ci penserà qualcun altro, vedrai… -
Impastati
Farina, sale, acqua, lievito. E un pizzico di zucchero e una goccia d’olio.
Impastati a forza di braccia, lievitati sotto uno strofinaccio, cotti in forno e poi spezzati e mangiati.

Così il pane preparato del Branco Roccia della Pace tra i sassi di Provazzano; così anche il il Branco stesso, nelle risate per le scenette la sera, nel nascondersi insieme tra l’ortica e l’erba medica, nel prendere a pugni lo stesso pezzo d’impasto, nel cantare la Messa finalmente a squarciagola, nell’ammettere al Consiglio di “aver fatto casino la notte” e, perché no, anche nel far casino la notte!
Così, anche, quei nove quasi scienziati ambientali partiti alle 6.30 (che sono poi diventate 7.30) di sabato 16 maggio, alla volta della Versilia.
Anche loro (cioè, noi) ora siamo un po’ più pasta di prima, grazie a questi due giorni tutto sommato semplici, ma anche belli, caldi, complicati, un po’ tragici e un po’ comici.

Una pasta che ha il sapore del metano e della gomma provata da 450 km su e giù per la Cisa e le stradine delle Alpi Apuane.
Che sa del verde delle foglie novelle del carpino e del castagno, del sapore dei germogli di abete rosso, dei tronchi contorti del faggio, dei colori dei non-ti-scordar-di-me, del maggiociondolo, delle pinguicole e delle genziane, della pelle del tritone e del morso del geco che decise di visitare la stanza delle donne.


Che sa anche degli oli di macchina della marmettola che scende dalle cave di marmo e copre i ruscelli della torbiera di Fociomboli, dove pascolano i cavalli che ci chiedono un po’ di cibo come pegno per poter rimanere con loro; dell’entusiasmo di improvvisarsi detective ambientali campionando con un fazzoletto da naso e una bustina di filtri per sigarette…


Sa di quel piccolo paesino abbandonato, tre ruderi, una chiesa, muretti a secco, siepi di bosso e prati fioriti, come una gemma incastonata nei boschi ai piedi del monte Freddone.


Che sa dell’acqua del radiatore rotto della Silvia, dell’imbarazzo, dei sensi di colpa, della voglia di cavarsela lo stesso, e anche di quel pizzico di gusto in più che ti danno gli imprevisti.
Una pasta che ha il gusto della pizza del Cardo, buona già di suo, e ancora di più perché mangiata insieme alla sera di quella lunga giornata.

Sa della colazione dell’ostello ecologico di Pruno, della gentilezza della signora dell’ostello che ci ha prestato tre posti in macchina e guidato fino al metanaio (rivelandosi così anche lei di quei “ribelli contro il petrolio”…), e di un semplice passante che ci ha fatto da guida nella ricerca della stazione di Pietrasanta.


Sa della sabbia ustionante della Versilia, del primo bagno nell’acqua fredda di maggio, dei biscotti, dei lupi mannari, della pallavolo in spiagguia, dei gelati per pranzo e della ricerca disperata di una fontana funzionante…

Ha il sapore metallico delle corde della chitarra, la forza della musica che vedi cantata anche sulle labbra dei “vicini di ombrellone”, di quella che da sconosciuta in topless si rivela così persona carica di una storia, di ricordi, di emozioni.
Siamo tornati a casa per strade diverse.
Non so, non penso che siano i due giorni più intensi che abbia mai vissuto.
Ma ho il sospetto che un po’ della Fra, di Aie, della Silvia, di Emo, delle Elise, di Michele e di Roberto sia tornato a casa con me, e la speranza che un po’ di me adesso vada a spasso con loro.