• Sole, rovi e vespe

    Racconti d’estate - Parte II

    E’ passato solo un mese e 4 giorni, ma mi sembra passato un anno da quella mattina del 23 agosto quando mi sono trovato là, davanti all’ingresso del San Leonardo, io, mia madre e il cannone, e nessun altro intorno. In anticipo, naturalmente.
    Il senso di essere completamente fuori luogo si sciolse quando un’altra macchina si infilò nella stradina depositando il Carcio e il suo zaino. Almeno, se anche avessi sbagliato il posto, non sarei stato il solo.

    Dopo un quarto d’ora buono di attesa, scoprimmo che effettivamente avevamo sbagliato il posto, ma solo di un centinaio di metri: dall’altra parte della chiesa gli altri stavano cominciando ad ammassare fuori dal garage le montagne di materiale da caricare sui camioncini.
    A proposito delle montagne di roba, man mano che le caricavamo sul furgoncino mi domandavo quanta cavolo di roba servisse per un campo. Non so se sono io che ricordo male, se è il PR2 che ha usanze diverse dal PR5, o se era perché non avevamo fatto nessun precampo, ma io non ricordo che ci fossero mai voluti un camioncino, un pick-up e un fuoristrada per portare su cibarie, tendame e casse varie (contando che non avevamo né un palo né un’asse, tutta roba che avremmo trovato là).
    Quando, dopo aver finito tutto il caricaggio del furgoncino, dopo aver fissato tutti gli oggetti penzolanti con tecniche più o meno ortodosse, dopo aver legato tutto con accurati quanto improbabili giochi di corde, ci siamo accorti che c’erano ancora fuori una mezza dozzina di pianali che sarebbero dovuti essere caricati prima di tutto il resto, mi sono ‘improvvisamente accorto’ che il pullman stava per partire, e ho lasciato che fossero i rimasti a occuparsi di quella ‘piccola’ questione.

    Il viaggio, che si preannunciava lungo e massacrante, è invece filato liscio come l’olio, almeno fino a Tredozio. Lì abbiamo scoperto che la frazione di San Valentino, nostra meta, aveva la spiacevole caratteristica, oltre a non comparire nel navigatore satellitare dell’autista, di non essere raggiungibili da mezzi pesanti più di 2 tonnellate, o più lunghi di 9 m. E il pullman era una bestia di 11 metri e una dozzina di tonnellate.
    Così ci siamo ritrovati come un branco di puffi deportati ad affollare la banchina della fermata dell’autobus appena fuori da Tredozio, a 7 km e tanto sole dalla nostra meta.
    Curioso scherzo del caso, proprio in quel momento è passato un camioncino carico di pali che era, guarda caso, proprio del simpatico signore che stava venendo a portarci i pali per il campo. Il simpatico signore e io abbiamo intrattenuto una lunga e piacevole discussione sul fatto che lui era finalmente venuto lì, che aveva i pali, che voleva sapere chi era quella ragazza che l’aveva chiamato dicendo che lui avrebbe dovuto essere su alle 11 mentre lui era lì adesso all’una, che sì in effetti però prima aveva detto che sarebbe stato lì alle 11, ma che si era dimenticato, che potevamo caricare qualche zaino sul furgone, ma che voleva che qualche responsabile venisse su con lui, e che voleva che arrivasse la cassa perché senza soldi non si ragiona, eccetera eccetera eccetera.
    Tutto questo fermi su un ponticello largo 10 cm più del camioncino. Almeno finché una macchina di passaggio non ci ha costretti a spostare la nostra chiacchierata qualche metro più avanti.

    Alla fine ho lasciato andare il Carcio in compagnia del simpatico signore, la Monia è rimasta sulla banchina a fare da guardiana agli zaini, e l’Ila, io e i ragazzi ci siamo incamminati sulla strada, destinazione San Valentino. Ed è così che abbiamo fatto conoscenza con la prima delle quasi onnipresenti ‘piaghe’ che ci avrebbero fatto compagnia durante il campo: il sole.
    Dopo le prime curve in ripida salita, ci siamo accorti di non aver detto ai ragazzi di prendere su le borracce. Abbiamo liquidato la questione con un “va beh, tanto non dovrebbero servirci”.
    Dopo un po’ abbiamo cominciato a chiederci se avremmo trovato una fontana.
    Dopo un altro po’ mi sono lanciato in avanscopera per vedere se la fontana segnata sulla carta funzionava ancora…
    …di ritorno dal sopralluogo, ai ragazzi non ho detto nulla per non provocare il panico.
    Ad un certo punto, abbiamo deciso che, appena passavano le macchine a caricare gli zaini, gli avremmo chiesto di portarci dell’acqua.
    Quando siamo arrivati alla prima casa, non abbiamo nemmeno fatto in tempo a dire “Bussate per chiedere se ci possono dare dell’acqua” che almeno una ventina di ragazzi erano già ammassati contro una fontanella nel giardino.
    A quel punto, abbiamo deciso che non c’era nessun bisogno di proseguire a piedi, e abbiamo pazientemente atteso che i cambu ci venissero a prendere in macchina.

    Raggiunto il campo, dopo un primo tratto scarrozzati dalla neopatentata Martina con la sua Aygo ancora pulita, e un secondo entusiasmante rally sul cassone del furgoncino, con tanto di giro turistico per le ripidissime carraie dei monti faentini causa strada sbagliata, abbiamo incontrato la seconda terribile piaga: i rovi. Il campo era una lunga, larga salita al sole piena di rovi.

    Il primo giorno è stato dedicato alla sistemazione dell’indispensabile per superare il primo giorno di campo, ovvero la cambusa, le tende e le amache, e a recuperare altri pali e assi dalla sede del gruppo scout di Modigliana. Io, in compagnia della sezione maschile della cambusa (il Gio e Rocco), ci siamo offerti volontari per la seconda missione. Era uno sporco, faticosissimo lavoro tirare fuori 40 assi di 4 metri e otto tronchi d’albero da uno stretto, polveroso magazzino pieno di qualsiasi cianfrusaglia, ma almeno ci ha permesso di berci due litri di Estathé a testa.

    -–

    Il secondo giorno è stato il giorno del vento.
    Appena alzati, il cielo non prometteva nulla di buono, ma i lavori di allestimento del campo sono proceduti normalmente.
    E’ stato alla fine dello spostamento della Montana dalla posizione provvisoria a quella definitiva che ci siamo accorti che il vento avrebbe potuto essere un problema, quando entrando dentro alla tenda montata ci si accorgeva dei pali che, sotto la forza della tenda che faceva da vela, avevano preso la forma dell’arco pronto a scoccare.
    Mentre ci ingegnavamo su un sistema per riparare alla mancanza di quasi tutti gli elastici per legare la tenda alla paleria in modo decente, è arrivata la notizia della prima vittima: il sovrattelo delle Volpi non aveva retto alla furia del vento.
    Giusto il tempo di raggiungere la cima della collina, dove stava l’angolo Volpi, constatare i danni e tornare giù, ed ecco che là, su quel balcone di terra affacciato sulla valle che è l’angolo dei Puma, si vede un grande aquilone verde svolazzante rincorso da diverse figure agitate intente a frenare il suo volo, accompagnando il tentativo con urla non troppo consoni a un bravo scout cortese. Seconda vittima del vento.
    Vento che, ovviamente, dopo aver strappato due sovratteli e fatto spostare due angoli per ragioni di sicurezza, se n’è andato soddisfatto e non si è fatto più sentire per il resto del campo.

    In compenso, è arrivata, pian piano, la terza piaga: le vespe.
    All’inizio erano pochissime. Una o due, ogni tanto.
    Poi qualcuna deve aver dato la notizia, all’alveare, che su in cima alla collina c’era il paese dei balocchi. Ed è cominciata l’invasione.
    In tenda materiale cominciava a formarsi la fila di ragazzi bisognosi di dopo-puntura all’ammoniaca: chi con una puntura, chi con due o tre, chi sembrava colpito dalla varicella.
    La cambusa era protetta dalla trappola partorita dal genio di Rocco: un pozzo alla marmellata che mieteva ogni giorno decine di vittime.

    Ma tutto questo può considerarsi ordinaria amministrazione, in un campo di reparto.
    Quello a cui non eravamo preparati, era

    la Casa del Terrore, ovvero “Non ditelo ai ragazzi!”

    dovete sapere che, a un chilometro o due dal campo c’era, appunto, San Valentino, che consisteva semplicemente in una solitaria chiesa in mezzo al bosco con annessa canonica/casa scout. Questa casa era la nostra riserva di cibi deperibili (essendo dotata di frigo), e sarebbe poi stata la casa del branco, quando la settimana successiva ci avrebbero raggiunto anche i lupetti.

    Vederla dall’esterno sembrava una normale, vecchia casa. Al massimo dava un’aria un po’ strana il giardinetto alberato davanti, dal cui terreno ogni tanto sbucava un vecchio selciato in pietra, e uno strano crocifisso che (dicono) ti si parava davanti appena giravi l’angolo (ma io l’angolo non l’ho mai girato, e il crocifisso non l’ho mai visto).

    Le cose davvero inquietanti sono cominciate con la prima visita dei cambusieri all’interno della casa: una casa enorme, piena di stanze e di strani rumori, con una scala buia che scende a un vastissimo piano sotteraneo, con una falce appesa al muro, un forno a cui viene spontaneamente da aggiungere l’aggettivo “crematorio”, una porta ad arco sbarrata da un cancello di ferro con le punte, e dietro uno stanzone pieno di tronchi…
    Ecco, in questo posto accogliente, si narra che il Gio e Rocco stavano leggendo ad alta voce una targa, posta nell’ingresso di fianco a una foto di gruppo con tanto di ragazza dalla faccia deformata, che raccontava di un gruppo di partigiani nascosti in questa casa, che rimasero qui a lungo finché i nazisti non li scovarono e li massacrarono, e concludeva con la frase lapidaria: “ma l’ombra del partigiano rimarrà per sempre in questa casa”.
    Nel momento stesso in cui leggevano ad alta voce questa frase, un topo attraverò di corsa una stanza davanti alla Martina, lì di fianco a loro, che lanciò un urlo terrorizzato: il risultato è che in men che non si dica tutti e tre erano fuori dalla casa.

    La spirale del mistero naturalmente non si poteva fermare qua.
    Durante i miei viaggi alla ricerca di un posticino ameno che potesse sopperire alla mancanza di una tenda nera, avevo scovato, proprio di fianco al nostro campo, un minuscolo, misterioso campo di grano in mezzo al bosco, affacciato su un dirupo, con dei rami staccati curiosamente messi di traverso tra gli alberi, un piccolo capanno mimetizzato con rami secchi, e tre croci di ferro che spuntavano in mezzo alle spighe.

    Mentre ipotizzavamo chi potesse essere seppellito in quell’inusuale cimitero, i nostri animi vennero scossi da un inspiegabile ritrovamento di un sacchetto con cibo putrescente in mezzo alla nostra riserva di cibo nella casa. Ci chiedevamo come diavolo potesse essere finito lì, visto che prima non c’era, nessuno di noi ce l’aveva messo e la casa era sempre chiusa a chiave.

    Il culmine lo raggiungemmo la sera in cui tre squadriglie di un reparto accampato dall’altra parte della valle vennero nella nostra zona in hike. In teoria solo una squadriglia avrebbe dovuto fermarsi a dormire da noi: una si sarebbe fermata più avanti, e l’altra si sarebbe accampata… proprio davanti alla casa.
    Tutto sembrava andare normalmente, quando, dopocena, vediamo arrivare dalla stradina che porta alla casa le ragazze, senza zaini, in lacrime. Si erano allontanate per un attimo lasciando gli zaini davanti alla casa, e al loro ritorno tutta li avevano trovati aperti e sparsi tutt’intorno.
    A quel punto è stato il delirio. Ci siamo tenuti quasi seri appena il tempo di dire alla squadriglia che avrebbero dormito qua stanotte, e che i cambu avrebbero recuperato i loro zaini, poi anche la staff è andata completamente nel panico. La Franci che girava con le mani nei capelli, Miki e Fede che si muovevano sempre in coppia e armati, l’Ila che se non aveva sempre tutti a portata di vista andava in crisi, io che avevo tanta adrenalina nel sangue che ormai ero convintissimo di essere dotato di superpoteri.
    In preda al delirio più totale, quei momenti in cui rotoli in terra dal ridere e dalla paura, abbiamo deciso che in realtà le ragazze di quella squadriglia erano fantasmi, i loro corpi erano sepolti giù nel cimitero del campo di grano, e che erano qui per assaltarci di notte e renderci tutti come loro.

    Capite bene che poi quella notte lì, dopo il fuoco, quando abbiamo visto due ragazze di quella sq aggirarsi in modo incomprensibile per il campo, muovendo una torcia senza una chiara logica, e adducendo come unica spiegazione che “una ragazza aveva mal di stomaco”, beh, non ci siamo sentiti troppo a nostro agio.

    Image Hosted by ImageShack.usCome è andata a finire, non lo so.
    Io e il Carcio ce ne siamo andati il 27, causa partenza per la route, dimenticandoci di lasciare al campo le fotocopie delle cartine per i ride dopo che l’originale era diventato introvabile. Comunque sia i ride gli hanno fatti, quindi in qualche modo ce l’hanno cavata.

    So solo che, più di una settimana dopo, addirittura dopo la route, siamo andati a trovarli al loro ritorno a Parma, e c’erano tutti.
    Tutti tranne la Franci.

    (che arrivava dopo perché si era scordata le chiavi!!!)

  • Cosa si fa per un cannone

    Racconti dell’estate - parte I

    Non ero troppo preoccupato per l’orale di Fisica Generale II del mattino dopo, il 19 luglio.
    O, almeno, non avevo nessunissima voglia di mettermi a ripassare (ovvero dare una seconda occhiata alle pagine di wikipedia, visto che non mi sono mai preso la briga di comprare il libro).
    Era molto più entusiasmante pensare che di lì a tre giorni sarebbe cominciato il campo estivo. Il mio primo campo estivo da rover, finalmente un campo estivo dopo lunghi anni senza stringere una legatura fino a tatuarsi le mani con la corda o sentir echeggiare per il campo “Pentoleincambusaaa!!!”.

    Già che mi ero perso il pomeriggio di allenamento montaggio tende di staff con annesso servizio fotografico e bagno in piscina, volevo assolutamente dimostrare al mondo che anch’io contribuivo alla preparazione di questo campo, così mi sono lanciato nella costruzione del cannone: oggetto assolutamente essenziale per l’ambientazione piratesca scelta, soprattutto se viene usato solo una volta, e per giunta nel buio più totale.

    Passai il pomeriggio a progettare, ottenendo una bozza molto approssimativa dato che non avevo idea di che pezzi avrei potuto trovare in giro. Ma ero pieno di speranza: legno ne avevo in abbondanza in casa, e in teoria avrei dovuto essere capace di tagliarlo; roba da ferramenta sapevo dove comprarla, e avevo l’ingenua convinzione che i tubi di plastica di diametri sui 12 - 15 cm te li tirassero dietro in qualunque garage/negozio/brico/cantiere e simili.

    Il giorno dopo, reduce da un 28 e “il ragazzo ragiona splendidamente, ma il libro non l’ha nemmeno guardato”, sono partito per un giro di perlustrazione con destinazione Ghirardi/Brico.
    Sono tornato con due notizie per me stesso, una buona e una cattiva: la buona era che Ghirardi aveva prezzi più bassi del Brico su tutti gli articoli di ferramenta che mi servivano, la cattiva era che i tubi di plastica di diametri sui 12 - 15 cm non te li tirano affatto dietro. Anzi al brico per un metro di tubo devi spendere come minimo 6 o 7 euro.
    Poche cose riescono a stressarmi di più di girare per negozi; inoltre la sera avevo l’ultima imperdibile staff di preparazione al campo, così ho rimandato gli acquisti al giorno successivo.

    Non avevo però pensato che il giorno successivo era un sabato.
    E Ghirardi chiude al sabato.
    Così mi sono presentato al Brico con un progetto dettagliatissimo (persino i diametri e le lunghezze delle viti, mi ero segnato), che contava una quantità esorbitante di gaffette, carrucole, catenine, piastre e compagnia bella, che probabilmente se le avessi comprate tutte al Brico avrei messo in pericolo le mie finanze personali (che in realtà già traballano se ho voglia di gelato, ma fa lo stesso).
    Ho deciso di ingegnarmi, e ho cominciato a inventarmi dei modi per eliminare pezzi dal progetto, scoprendo che un sacco di componenti erano totalmente inutili e sarebbe stato molto più semplice risolvere, ad esempio, con qualche foro nel legno.
    Alla fine sono uscito dal Brico con in mano una frazione infinitesima dell’iniziale lista della spesa, e per giunta di quello che avevo comprato, una buona metà non l’ho nemmeno utilizzata.

    Rimaneva però un problema: non avevo il tubo (naturalmente non avevo sborsato 7 euro per un fottuto tubo di plastica). E considerato che il tubo era la canna del cannone, era un problema discretamente grosso.
    Comunque, sempre fiducioso nella provvidenza, mi sono avviato verso un cantiere di fianco a casa mia. In un cantiere avranno sicuramente tonnellate di grossi tubi di plastica da buttare, pensavo.
    Infatti, dopo aver scomodato tutti gli operai prima di trovare il capocantiere, ho scoperto che era così.
    Peccato però che li avessero già buttati tutti. Il giorno prima.

    Ho cominciato a girare per la città in macchina come un assatanato, destinazione un non meglio specificato ingrosso di materiale edilizio nelle vicinanze dell’Highlander.
    Vedevo tubi ovunque. Non avevo mai guardato con così tanta attenzione l’arredo urbano di Parma prima di allora. Ogni singolo oggetto di forma allungata attirava il mio sguardo, e mi domandavo se qualcuno di quelli avesse mai potuto fare al caso mio.
    Poi, arrivato in via Spezia, li ho visti. Decine, centinaia di tubi di plastica. Non erano solo quello che cercavo: erano esattamente quello che avevo pensato la prima volta che mi era venuto in mente di ricavare un cannone da un tubo di plastica.
    Ma il cancello inesorabilmente chiuso sembrava deridermi.
    Anzi, stava chiaramente sghignazzandomi in faccia, lo sentivo benissimo.

    Sconsolato, ho ripreso la macchina, tornando verso casa nella sera ormai inoltrata.
    Meditavo di un possibile furto notturno all’ingrosso edile, pensado chi avrei potuto assoldare come complici, quando sono ripassato accanto al cantiere.
    Per sfizio, ho voluto scendere e dare un’occhiata. Gli operai se n’erano andati ormai.
    Quando ho visto quel tubo sporco, mezzo sepolto dalle macerie contro la righiera, mi sentivo come il protagonista di una favola quando leggi le parole “e tutti vissero felici e contenti”.
    In quel momento, era tutto ciò che desideravo dalla vita.
    Un tubo di plastica diametro 110 mm.

    La domenica è stato il giorno del lavoro manuale: di buon mattino, in bici con metro in tasca e seghetto in mano, sono andato al caniere e mi sono impossessato di quello strabenedettissimo tubo;
    poi ho aperto il garage e mi sono preparato per una lunga, intensa giornata di fatica.
    Finché si è trattato di tagliare dei materassini e incollarli al tubo, è stato facile.
    Me la sono cavata anche quando si è trattato di tagliare le forme squadrate del sostegno con il segehetto alternativo: faticoso, ma semplice.
    I guai sono arrivato con i tagli circolari.
    Non mi ero mai chiesto prima come cavolo si facesse a tagliare il legno a cerchi. Per fortuna mio padre sa tutto e mi ha mostrato l’ennesimo gioiellino della nostra officina: una buffa punta di trapano che sembra un compasso e incide cerchi fino anche a una ventina di cm di diametro. Peccato che oltre a essere utilissima sia anche difficilissima da usare, soprattutto se il pezzo che devi tagliare ha un buco al centro che ti costringe a fare improbabili incastri con pezzi di scarto e fogli di cartone.
    A fare la scanalatura nella camera di scoppio del cannone in modo che si infilasse sul tubo, ce l’ho cavata. Ma quando, accingendomi a tagliare la prima ruota, la lama della punta-compasso è schizzata via rimbalzando numerose volte sulle pareti dell’officina, ho deciso che non era il caso di rischiare la vita (o la vista) per qualche stupida ruota.
    Così ho imbracciato il seghetto alternativo, e che le ruote si scantino se non sono perfettamente circolari.

    Chili di trucioli e litri di sudore dopo, a fine giornata il cannone era finito.
    O meglio, diciamo che così sembrava un cannone e non avevo nessuna voglia di aumentare ancora la somiglianza. Così, soddisfatto, ho potuto dedicarmi alle ultime cosette. Del tipo organizzare la route, cenare (alle 10 e mezza di sera), fare da zero lo zaino per il campo e preparare i ride per le squadriglie.

    Che il cannone fosse già mezzo rotto il primo giorno di campo, che perdesse ovunque le ruote non mi importava.
    Non mi importava nemmeno che la Monia avesse fatto senza problemi 50 e passa dobloni usando la stessa stramaledetta punta da trapano, e io ero a malapena riuscito a tracciare una scanalatura in un pezzo di legno, ustionandomi anche il dito nel togliere i trucioli dalla punta incandescente.
    Nemmeno che quel giocattolone sarebbe stato usato poco o nulla.

    Mi importava solo che l’avevo fatto io, l’avevo finito.
    Ero felice, e mi bastava.

  • Sentieri

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    Ogni sentiero porta ad una meta;
    se non portasse da nessuna parte,
    se fosse solo un sentiero infinito,
    che senso avrebbe percorrerlo?

    Noi siamo sentieri
    che s’intrecciano nel mondo,
    siamo le mille strade
    che solcano la mappa della storia.

    Il valore di un sentiero
    non sta nella sua lunghezza,
    ma nella vetta a cui esso conduce;
    così come il senso di ogni vetta
    sta nella strada fatta per raggiungerla.

  • Ogni cosa ha il suo posto

    Ogni cosa ha il suo posto, il suo perché, il suo senso.
    Possibile che solo noi non riusciamo a trovare il nostro?

  • Test

    1. Vero nome:

    Albert Einstein (II reincarnazione)

    1. Età:

    20 meno qualcosa

    1. Età apparente:

    20 meno qualcosa

    1. Età che vorresti avere:

    20 meno qualcosa

    1. Fidanzato/a?

    Con questa faccia qui???

    1. Innamorato?

    Me lo chiedo molto spesso

    1. Hai animali in casa?

    Si. La maggior parte sono intrusi a otto zampe.

    1. Cosa cambieresti di te?

    Beh se ci fosse un modo rapido, sicuro, semplice, indolore ed economico non mi dispiacerebbe avere un cuore che funzioni in modo decente e due occhi in grado di guardare nella stessa direzione…

    1. Per cosa faresti follie?

    Ma come, non le faccio già tutti i giorni?

    1. Destra o sinistra?

    Anche se mezzo acciaccato, ti ricordo che il mio cuore è rosso. E batte a sinistra!

    1. Città preferita?

    Sinceramente qualsiasi luogo dove vivano più una cinquantina di persone per me è un po’ troppo affollato

    1. Vacanza ideale?

    Preferisco pensare a fare delle belle vacanze reali.

    1. Fumi?

    L’ultima volta che una sigaretta è entrata in contatto con me, era sotto le mie scarpe.
    Non ha fatto una bella fine.

    1. Bevi?

    Con moderazione

    1. E’ vero che è una grandissima cazzata fumare?

    Oh senti ormai mi sono stufato di dirlo… Che ognuno faccia quel cavolo che gli pare…
    Ma già che di veleni ne respiriamo a vagonate, non mi sembra troppo intelligente andarseli anche a cercare.

    1. Ti metti il casco?

    Solo quando sono in ferrata

    1. Cibo che odi:

    Quello cucinato male

    1. Cibo che ami:

    Quello cucinato bene

    1. Numero di scarpe:

    Lo stesso dei gatti

    22.Perchè stai perdendo tempo facendo questo test scemo?

    Perché sto cercando di essere più scemo io

    1. Il tuo colore preferito:

    Rosso. Sangue. Ferrari. Comunismo.

    1. Sei uno che ama conquistare o essere conquistato/a?

    Se aspetto che mi conquistino, ne passa del tempo…!

    1. Quando la/o vedi, la/o guardi sempre o cerchi di ignorarla/o?

    Sto attento: con i miei raggi gamma, se la guardo troppo potrebbe disintegrarsi o prendere fuoco.

    1. Ti sei mai fatto una canna?

    No. Però dicono che non sentirne l’odore è caratteristico dei fumatori abituali.
    Sarà per tutte quelle passive che mi sono sorbito!

    1. Sei mai scappato di casa?

    No. Ma se lo facessi credo che avvertirei.

    1. Sei mai andato a un concerto?

    Si. Sarebbero stupendi, se solo non ci fosse così tanta civiltà…

    1. Ci credi agli alieni?

    Saremmo veramente presuntuosi a considerarci i più intelligenti dell’universo.

    1. Ai fantasmi?

    Boh. Non ne ho mai visto uno.

    1. Ai folletti?

    Idem come sopra

    1. Agli spiriti?

    Idem come sopra

    1. Hai qualche testimonianza?

    Oh ma dirti tre volte che non ne ho mai visti non basta??

    1. Il nome con cui ti chiama tua madre:

    E difficile capirlo, quando per chiamarsi si urla da un piano all’altro…

    1. Dove andavi alle medie:

    Nella “scuola del Bronx di Parma”, come l’ha definita una volta la Gazza.
    Ma preferisco essere cresciuto felice nel Bronx che fighetto da qualche altra parte.

    1. Un aggettivo per descriverti:

    “Forna” vale anche come aggettivo?

    1. I tuoi occhi sono:

    in costante dibattito circa la direzione in cui guardare

    1. Una cosa che gli altri ti invidiano:

    L’innata capacità di prendere voti scandalosamente alti

    1. Una cosa su cui gli altri ti criticano:

    Il voler avere sempre ragione. Ma si sbagliano.

    1. Squadra del cuore:

    PR2. Al torneo scout di calcio di Noceto.

    1. Quanti figli avrai?

    Perché porre limiti alla provvidenza?

    1. Se nasce femmina,la chiami…?

    …con un nome breve e semplice. Tipo Ermenegilda.
    No scherzo, Chiara o Sara andrebbero benissimo. Elisa è già di tre sillabe, ma è bello lo stesso.
    Elena è sempre di tre sillabe, ma è più scorrevole. Francesca sarebbe bello, ma è troppo lungo.
    Laura non mi dispiacerebbe, ma è già il nome di mia sorella.

    1. Se nasce maschio,lo chiami…?

    Se la femmina è Chiara, senza dubbio Francesco. Però anche Stefano non è male.
    Federico e Pietro sono altri due nomi molto validi. Anche Giacomo, se non fosse già quello di mio padre.
    Insomma, sono ancora indeciso, ma tanto di tempo ne ho. Sicuramente almeno nove mesi!

    1. Se non nasce?

    Nasce, nasce… Vedrai che in qualche modo arriva!

    1. Il tuo cartone animato preferito?

    Beep Beep e Will Coyote!

    1. Gusto Bacardi preferito:

    Mai bevuto Bacardi in vita mia

    1. Hai mai rubato?

    Probabile. Ma se è successo stavo guardando da un’altra parte.

    1. L’ultimo libro che hai letto?

    “Fondamenti di Chimica”. Perché io non so studiare, al massimo leggo.

    1. Film per cui hai pianto?

    Jesus Christ Superstar. E un film sulla battaglia d’Inghilterra (II guerra mondiale).

    1. Canzone preferita?

    Volta la carta - Fabrizio De André

    1. Cosa guardi in lei/lui?

    Per prima cosa mi accerto se sia un lui o una lei, poi penserò al resto…

    1. Sei felice?

    Sì. Infatti credo che il motivo per cui non sono fidanzato sia perché altrimenti la troppa felicità creerebbe un paradosso dimensionale con conseguenze catastrofiche.

    1. Sei attualmente innamorato/a?

    Ho già risposto. Al punto 6.

    1. Qual è la cosa che più ti piace fare a letto?

    Dormire

    1. Quanto ti senti bello/a?

    Troppo

    1. Se chiudi gli occhi cosa ti viene in mente?

    Che il mondo è più bello ad occhi aperti

    1. Vorresti sposarti?

    Prima penso alla materia prima, poi si vedrà!

    1. A quanti anni?

    Ripeto: perché mettere limiti alla provvidenza?

    1. Cosa è successo nella tua vita, negli ultimi due mesi?

    Oh, poco o niente.
    Solo il primo Natale che ho passato in giro a fare regali, il mio primo campo invernale da rover, un capodanno di tre giorni a Santa Giustina di Bardi, una vacanza sulla neve dove ho fatto le mie prime piste sullo snow, una cena di classe in cui ho rivisto i miei compagni delle superiori, la rinuncia a Chamonix per poter studiare, la prima volta in vita mia che ho visto le margherite fiorire e i termometri segnare 24° in gennaio, l’uscita che doveva essere la Partenza di Luchino che si è risolta in due incidenti e un ferito, la mia prima sessione d’esami, dove tra l’altro mi è toccato affrontare Tiripicchio, il primo concerto degli Emily che ho visto, la scoperta di quel bel posto che è il Bacco Verde, il terzo tentativo di Partenza di Luchino, stavolta riuscito, e un’uscita tutta all’insegna del gioco, la caduta del governo… devo continuare?

    1. Sei indeciso/a o deciso/a nelle cose che fai?

    Decisissimo. Ma solo quando non tocca a me decidere.

    1. Da 1 a 10 quanto ti ritieni cattivo?

    2. Sono troppo buono. Ma non ho intenzione di migliorare il mio voto. XP

    1. Ti conosci bene?

    Meglio di quanto conosca gli altri, credo.

    1. Quanta auto-stima hai?

    Smisuratamente troppa.

    1. Dove vorresti essere?

    Non che qui stia male, ma non credo mi dispiacerebbe stare spaparanzato a scaldarmi davanti a una stufa in una casetta di legno in montagna, mentre nell’aria si spande il profumo di qualcosa di buono in pentola, e fuori dalla finestra nevica di brutto…

    1. Con chi?

    Oh non faccio grandi preferenze, ma certo se la compagnia è femminile, simpatica e intelligente non mi dispiace…

    1. Cosa desideri più di ogni altra cosa?

    Quello che desiderano tutti gli uomini.

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    …la felicità.

    …cosa pensavi, malizioso che non sei altro???

    1. Credi nel destino?

    Solo se anche lui crede in me

    1. Nelle carte?

    Solo in quelle da briscola

    1. Negli oroscopi?

    Si. Anzi ne sono sicuro. Che sono un ottimo modo per spillar soldi.

    1. Che ascolti?

    Il ronzio delle ventoline del PC

    1. Hai più cd originali o più masterizzati?

    Ma stai scherzando? Originali, perdinci! Spenderei una fortuna se mettessi su CD tutta la musica che scarico!

    1. Meglio il mc’Donalds o la cucina della mamma?

    Cucina della nonna

    1. Come vedi il tuo futuro?

    Aspettando che arrivi

    1. Che soddisfazione vorresti prenderti?

    Quelle che sarò in grado di prendere

    1. Hai un porta fortuna?

    No. Ma ho tanti porta-sfiga, se preferisci.

    1. Basket o calcio?

    Sumo. Coi pollici.

    1. Mare o montagna?

    Montagna, ovvio. Ho sempre detto che sono un montanaro nato per sbaglio nel bel mezzo della pianura padana.

    1. Cane o gatto?

    Esseri umani, no eh?

    1. Viaggi spesso?

    Se viaggiassi un po’ di più, potrei anche considerarmi pendolare con destinazione variabile…

    1. Quale paese del mondo preferisci?

    Ah il mondo è ancora diviso in paesi?

    1. Credi nel detto LA DISTANZA UCCIDE L’AMORE?

    Credo nel detto “non fidarti dei detti”

    1. Rock o pop?

    Non è la stessa cosa, ormai?

    1. Concerto o discoteca?

    Concerto. Meglio ancora se sei sopra il palco.

    1. Cosa pensi della droga?

    Che ne faccio volentieri a meno

    1. Cos’è che ti piace di più del Natale?

    I pensieri che ogni tanto mi riesce di regalare. E le montagne di roba buona da mangiare, ovviamente!

    1. Preferisci regalare o ricevere regali?

    Ricevere il piacere di quelli a cui ho fatto regali…

    1. Il regalo più bello che hai ricevuto da Babbo Natale?

    La Marmot e il sacco a pelo potente. Però devo reclamare per un grave disservizio, me li sono dovuti andare a prendere io!

    1. Un messaggio importante per tutti:

    Naa… Ci sono già troppi “messaggi importanti” in giro. Ognuno può scegliere quelli che gli piacciono di più.

    1. Come ti reputi (aggettivi)?

    Cerco di non reputarmi proprio.

    1. Come ti reputano gli altri (aggettivi)?

    Saranno ca**i loro.

    1. Cosa vorresti essere un domani?

    Dio.
    No dai scherzo.
    Mi accontento di essere suo Figlio.

    1. Sceglierai il tuo lavoro per passione o per denaro?

    Passione. Non c’è bisogno di troppi soldi per godersi la vita.

    1. Hai un tuo “sogno nel cassetto”?

    Più che cassetto, magazzino direi.

    1. Lo aprirai mai questo cassetto?

    Pago una squadra di addetti per portare avanti e indietro i miei pazzi progetti…

    1. Ami la tua famiglia?

    Mi hanno messo qui al mondo, e fatto diventare quello che sono. Amare credo sia il minimo!

    1. Hai intenzione di fartene una un domani?

    Non mi dispiacerebbe

    1. Conosci le tue più antiche origini?

    No, ma non mi risulta che nessun uomo abbia ancora scoperto come è avvenuto il Big Bang.

    1. Cosa ne pensi di chi non fuma, non beve, nè ama vestirsi di marca?

    Che ha una buona probabililità di vivere sano, semplice e felice.

    1. Cosa ne pensi di chi NON fuma, Ma beve e ama vestirsi di marca?

    Che saranno ca**i suoi

    1. Cos’è per te la morte?

    Una nuova sconosciuta avventura

    1. Cos’è per te l’amicizia?

    Il modo in cui si affrontano le avventure

    1. Hai dei valori e degli ideali?

    No, guarda. Ho una bandiera della pace come immagine personale solo perché va di moda…

    1. Come ti piacerebbe morire?

    Io cerco di vivere come mi piacerebbe, lascio volentieri al Padreterno il compito di organizzare la mia morte.

    1. Meglio la compagnia o la solitudine?

    Compagnia! Ma non tutti in una sola volta, grazie…

    1. Sei stato sincero nel rispondere?

    Q.B.

  • Il Signore chiama

    Il Signore aveva bisogno di un capo per condurre il suo popolo,
    scelse un vecchio. Allora Abramo si alzò.
    Aveva bisogno di una roccia sicura per le fondamenta della sua chiesa,
    scelse un traditore. Pietro allora si alzò.
    Aveva bisogno di un viso per parlare agli uomini del suo amore,
    scelse una prostituta. Maria Maddalena si alzò.
    Aveva bisogno di un testimone per gridare il suo messaggio in tutti gli angoli della terra,
    scelse il suo persecutore e Paolo di Tarso si alzò.
    Aveva bisogno di insegnare agli uomini la semplicità  nella povertà, scelse un ricco, e Francesco si alzò. Aveva bisogno di far sognare ai ragazzi un mondo di pace e di fratellanza mondiale,
    scelse un generale e Baden Powell si alzò.
    Il Signore Gesù ha bisogno di uomini e donne, di tutti. Ti ha scelto.
    anche se tremi, puoi non alzarti?

    Letto, piaciuto, pensato e riscritto da http://gloriafoxi.spaces.live.com/

  • ...a volte una stagione...

    …è una mano di briscola in 5: se hai in tutto 4 punti in mano e la tua briscola più alta è un due, è inutile stare a pensare cosa potresti fare con asso-tre-re-cavallo e fante, ma devi giocare fino in fondo con le carte che hai.

    Dopotutto, io con un due ho fatto anche più di 30 punti!

  • Grazie 2006!

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    Grazie, 2006

    perché, dopo un 2005 passato a stare male, è stato un ottimo anno in cui ricominciare;

    per i miei ultimi mesi con i miei grandi compagni del corso di cui nessuno sa il nome;

    per la gita al Lago di Garda, la grigliata a casa di Pietro, l’ultima pizzata di classe, la gita con l’Elena e la Robby e infine, a Natale, un nuovo incontro con le mie due amiche del Pilastrello;

    per i miei lupi, per le riunioni e le uscite, per la caccia di Roccalanzona alla ricerca della Legge dell’Erica;

    per le mie “prime” VdB nel posto più sperduto dell’Appennino;

    per Venezia, dove ho capito che è ora di cominciare pian piano a lasciare la strada dei miei e seguire la mia;

    per gli infiniti viaggi sul furgoncino di zona, le pietre smontate da Signatico, una route passata tra i guanti da lavoro, il piccone e le levigatrici, per la Miniera e la Torre di Pisa, per la croce spaccata e incollata, per le tonnellate di “Tassulla”, per i “genitauri” e le megagrigliate, infine per la festa notturna prima dell’inaugurazione; insomma per la costruzione dell’altare di Sasso;

    per la partenza del Giulio, e perché “non è necessario capire tutto per essere felici”;

    per tutte le gite in montagna:

    per l’inverno con i Ceresa all’hotel Zaluna, con le “camere al miele”, lo snowboard, il bob, lo sci di fondo e la mangiata a Malga Ora;

    per Auronzo a Maggio, il lago di Misurina, i figli di Molin e il Vajont;

    per Predazzo la settimana dell’esame, la Val Venegia, i labirinti del Latemar, le otto ore di macchina in un giorno per tornare a Parma e ritornare su;

    per Penia con Guido, l’anello della Val Contrin, i simpatici compagni di viaggio e gli scarponi stretti di Guido, l’anello del Sassolungo, le Torri del Vajolet e il Passo Santner, la Marmolada…

    per l’esame di maturità, con il tema “Può uno scienziato amare?”, l’impianto infinito, e il grande successo dei miei programmini, e subito dopo la conferenza di cardiologia con Hagler;

    per Ortisé, il “campo degli abbracci”: per tutte le persone incredibili con cui l’ho vissuto, per la salita di notte ai Brentei e lo spettacolo alle sei del mattino, per l’anello del Careser e il monte Peller, per la nostra casa, per la sera da Fabio, per Saboteur…

    per Lourdes, le 19 ore di viaggio e il Risiko in corriera, per il Village des Jeunes, il servizio con gli anziani dal Salus ai santuari, per le scout FSE abruzzesi e per le ragazze dell’UNITALSI, per “il luogo che toglie i dubbi di fede… insieme alla fede!”, anche per la stanchezza e la tensione esagerata, per l’ultima stroncante fatica di caricare i bagagli sul treno, per il pranzo-rivolta al McDonald, per la serata dei “problemi di Clan”, per i Pirenei, l’acqua non potabile, le messe di Don Matteo, per la partenza di Ste.

    per la ROSS, per le sessioni infinite, l’hike, il Jingle, “Coraggio” e “E se non fosse un sogno”;

    per il ritrovo post-ROSS, e per la cena a casa della Maria Chiara;

    per l’Università, Tiripicchio e il suo maglione rosso, Fermi e i suoi voli filosofici, i pranzi alla mensa e al Fuori Corso, per la cena di corso, per il laboratorio che alla fine è sempre divertente;

    per la route in Val di Susa;

    per il servizio nel reparto del 5, il lancio in uscita insieme al Carcio, il Campo Invernale a Provazzano, con la Fara, Dede, il Tia e Gabri come cambusieri; la casa messa a posto incredibilmente in un giorno solo, i ride e i 26 km dei Puma, lo scherzone del Borghetti, il giocone finale con le starlight, la pizza nel forno a legna che ha affumicato la casa…

    Per un capodanno di nuovo con la gente scout, in uno dei posti più irraggiungibili della provincia di Parma (S.Giustina di Bardi)…

    Per tutto questo grazie all’anno che ho passato,

    ma soprattutto grazie alle persone con cui l’ho vissuto.

    Inoltre, devo ricordare questo 2006 per quello che è successo ad una sorellina che non ho mai visto, ma che mi ha segnato profondamente in questo autunno: Vika, che hanno strappato dalla sua famiglia e dalle persone che ama e hanno portato in Bielorussia, per “ragioni politiche e legali”.

    Non c’è tanto da ringraziare perché tutto questo è successo, ma c’è da ricordare, e ringraziare tutti quelli che non si sono tirati indietro e hanno creduto e lottato perché vincesse l’amore.

    Per questo, grazie Ale e Chiara per il vostro coraggio, e per aver sopportato tutto quello che avete passato, grazie Luca per avermi dato la notizia, per avermi accolto e per avermi tenuto in contatto anche a Parma, per esserti giocato fino ad andare a Strasburgo; grazie don Danilo, grazie Letizia e grazie Anna…

    Così saluto il 2006 con la speranza e la preghiera che Vika possa tornare presto, e che possa sapere che ci sono persone che le vogliono veramente bene.

  • Auguri in ritardo

    Essendomi goduto questo Natale - Capodanno ovunque, tranne che a casa mia, non sono riuscito ad aggiornare il blog, così mi tocca fare gli auguri in ritardo…

    E come augurio voglio lasciarvi questi auguri di Don Tonino Bello, che a mia volta ho ricevuto:

    Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo, se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.

    Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
    Tanti auguri scomodi, allora , miei cari fratelli!

    Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

    Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

    Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

    Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

    Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie , fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

    Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
    I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi, che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.

    I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”,e scrutano l’aurora , vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio, e vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

    Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

    Tonino Bello


    Buon 2007 a tutti!

    E auguri ai gemelli Falde, alla Letizia e a Martino che, se non sbaglio, compivano gli anni ieri!

  • Cosa si può fare in 2 giorni e mezzo

    ovvero, la Route Invernale 2006 - Val di Susa:

    • costringere la mamma a fare da tassita girando mezza Parma per caricare su gli altri (e i loro zaini);
    • arrivare in stazione alle 6:40, e scoprire che il treno ha 30 minuti di ritardo;
    • rompersi le scatole sulla pensilina guardando passare sul nostro binario tutti i treni del nord italia, escluso naturalmente l’unico che avremmo voluto veder passare;
    • saliti sul treno a furia di spinte, accorgersi che i posti (prenotati da noi), sono anche prenotati da altre persone, che ovviamente sono già sedute e ci consigliano di rivolgerci alle FS per le rimostranze…
    • restare bloccati per un’ora, con zaini e chitarra, nel corridoietto dell’intercity, affollato di passeggeri e di valige;
    • alla prima stazione scendere dal treno e risalire di corsa sull’ultima carrozza alla ricerca di un posto libero, o, alternativa, farsi tutto il treno a piedi, nei corridoietti, trascinandosi lo zaino, con conseguende frattura delle ginocchia contro i seggiolini e odio eterno degli altri passeggeri;
    • suonare e cantare, tanto perché gli altri passeggeri non ci odiano ancora abbastanza;
    • giocare a 7 e mezzo;
    • fare il giro turistico della stazione di Torino in attesa del treno successivo, comprando focacce e pizzette in abbondanza;
    • giocare a 7 e mezzo;
    • scendere alla stazione sbagliata, mentre si sta mettendo a piovere;
    • farsi ospitare per pietà nell’oratorio del paese per il pranzo;
    • giocare a Catechic;
    • giocare al cruciverbone sulla carta di Clan, con gli occhi che si chiudono per il sonno da recuperare;
    • camminare in calzoncini corti sotto la pioggia lungo la statale, guardando le macchine che ci suonano e i vermi che attraversano la strada (tipo lemming al suicidio);
    • farsi narcotizzare da un qualche gas diffuso nella chiesa durante la Messa;
    • apprezzare la praticità degli gnocchi che cuociono in 1 minuto e del galbanino;
    • giocare a 7 e mezzo;
    • scegliere il capitolo dell’anno affidandosi alla sorte (e ai 6 di Popo, e alla puzza del gorilla, e al grillotalpa che si sente fino a 600 m, e ai 4.000.000 di tacchini selvatici…)
    • fare ore di coda per il bagno, aspettando le “inquiline del piano di sotto”;
    • farsi raccontare dal Dani la storia della buonanotte (“Balla Linda”…);
    • svegliarsi e fare ore di coda per il bagno, aspettando le “inquiline del piano di sotto”;
    • far fuori due pacchi di biscotti in 4 a colazione;
    • fare ore di coda per il bagno, per lavare le gavette, aspettando le “inquiline del piano di sotto”;
    • partire, e scoprire che sul sagrato dove stiamo facendo attività, di lì a 5 minuti arriverà la sposa per un matrimonio;
    • arrivare alla Sacra di San Michele e accorgersi che Allino e la Costy si sono persi, e i capi sono andati a cercarli e si sono persi anche loro;
    • accamparsi e pranzare con panini e salame in mezzo ai resti archeologici di un antico battistero;
    • giocare a 7 e mezzo;
    • dopo aver inutilmente aspettato i dispersi, visitare la Sacra lasciando sul libro delle firme “In ricordo di chi non può essere qui con noi…”;
    • scendere in paese prima lungo una mulattiera abbandonata poi rischiando di rimetterci le rotule lungo una via crucis ripida e scivolosa;
    • sfrattare un reparto dalla sua sede pur di trovare un posto caldo;
    • accogliere i dispersi (con molto calore e compassione, sisi… !)
    • passare tutto il pomeriggio e la sera a fare Punto della Strada, scoprendo di essere un Clan di anticlericali (“…facciamo così, alzi la mano chi non ha problemi col punto fede…”)
    • lavare le gavette alla fontana con un vento a 0° C che ti spruzzava l’acqua gelata addosso, rigorosamente in calzoncini corti;
    • ibernarsi per salutare gli amici valsusini (e non) passati a trovarci;
    • incastrarsi in 19 in una stanza dove per terra ci stanno al massimo 12 persone;
    • farsi raccontare dal Dani la storia della buonanotte (“i pramzàn dal sàs”);
    • accorgersi domenica mattina, quando ci stiamo giusto abituando alla route, che è già quasi finita;
    • giocare a calcio nel sagrato della chiesa;
    • giocare a carte in stazione aspettando il treno (ovviamente in ritardo);
    • salire sul treno (ovviamente pieno) e passare il viaggio nel corridoietto tra i vagoni;
    • fare un’altro giro turistico per la stazione di Torino in attesa del treno;
    • terrorizzarsi per un sospetto terrorista che, dopo essersi piazzato in mezzo ai nostri posti (di fianco alla Fra e al Carcio che dormivano…), non si voleva spostare;
    • e, per finire, giocare a 7 e mezzo!